Cookies Policy

Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno o semplicemente scorrendo la home page verso il basso, accetti il servizio e gli stessi cookie.
Visualizzazione post con etichetta Riserva Biosfera UNESCO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riserva Biosfera UNESCO. Mostra tutti i post

giovedì 31 marzo 2016

Impegno per il Bene Comune: la via etica della seta può passare per Adria

Per secoli in Italia il frusciare della seta accompagnava il pigro incedere del grande fiume lungo tutta la pianura padana. Ma prima del frusciare si sentiva, nei primi mesi della primavera, l’incessante e frenetico masticare dei bachi da seta che giorno e notte, prima di chiudersi nel prezioso bozzolo, divoravano, infaticabili, le foglie dei gelsi. 

I gelsi abbondavano in tutte le campagne perché era l’unico cibo di cui si nutrivano i bachi. 
Morus alba, o comunemente chiamato gelso bianco, era così diffuso nelle campagne della pianura da vederne il paesaggio profondamente diverso da quello che oggi conosciamo.

Poi arrivano le grandi guerre e la bachicoltura riceve il primo contraccolpo, ma nonostante tutto nel Veneto, negli anni ’50, c ‘erano circa 4000 aziende agricole che allevavano bachi da seta, integrando, così, il magro reddito dei contadini e mezzadri. 

Nel Veneto i bachi da seta erano soprannominati “cavalieri” forse perché nascevano il giorno di San Gregorio, il cavaliere che uccide il drago, o perché quando sono vicini alla filatura i bachi muovono la testa e tracollano come cavalieri. Intanto si affinano le tecniche per la produzione delle fibre sintetiche, la Cina investe in allevamenti intensivi nelle immense campagne utilizzando manodopera a costi bassissimi, e per finire negli anni 70 un principio attivo il Fenoxycarb, contenuto in un pesticida distribuito sui frutteti che per deriva andava a finire sulle foglie di gelso, innescò la sindrome da mancata filatura del baco della seta. 

Seguirono anni di battaglia per vietare l’uso del pesticida e , alla fine, permisero di bandire in Italia l’uso del pesticida, ma, ormai, era troppo tardi quasi tutti gli allevamenti di bachi da seta avevano chiuso i battenti. 

Oggi abbiamo perso quasi memoria di come s’allevano i bachi da seta, ma grazie ad un grande lavoro compiuto a partire dal 1871 dal CRA, ente ricerche agricole di Padova, le tecniche e i bachi per produrre la seta sono a disposizione di tutti. Recentemente alcuni hanno puntato la loro attenzione sul mercato della seta che, nonostante sia di nicchia, può dare buone soddisfazioni imprenditoriali.

I produttori cinesi a causa del grande boom economico si stanno spostando dalle campagne alle città e l inquinamento sta uccidendo i loro alberi di gelso, perciò la produzione di seta cinese inizia a diminuire sensibilmente e il costo del tessuto aumenta a causa della sempre maggiore richiesta dei mercati mondiali. 

Tutto ciò lascia spazio a chi in Italia vuole tornare in pista puntando sulla bachicoltura.
Martino Cerantola, presidente di Coldiretti Veneto ha presentato, recentemente, l’Associazione nazionale gelsibachicoltura rifondata per riproporre in chiave moderna la grande tradizione del nord est , che tramite il Programma di sviluppo rurale 2014-2020 contribuisce all’ammodernamento delle aziende sia per quanto riguarda le strutture che le attrezzature. 

Finanziamenti europei incoraggiano il recupero di attività biocompatibili e tradizionali del territorio, oppure sostengono con un contributo di circa 133 euro per telaino, ovvero ogni 20.000 larve allevate, con una produzione minima di 20 kg di bozzolo fresco.

Intanto tra Padova, Treviso e Vicenza alcune giovani Statup fanno rete e nei 28 giorni di vita che il baco impiega a tramutarsi in falena l’attività è frenetica perché di questo piccolo insetto non si spreca niente: la crisalide viene usata nei mangimi animali e si fa anche olio industriale per la cosmesi.

Impegno per il Bene Comune è convinta che una nuova etica imprenditoriale e più attenta all’ambiente, permetterà di reinterpretare ciò che eravamo in chiave moderna permettendo, in tal modo, di uscire da questa fase di stallo.

Impegno per il Bene Comune

martedì 14 luglio 2015

Adria, ruspe sulle aree verdi pubbliche, in vendita pur di fare cassa.

A pochissimi giorni dall’approvazione del PAT, il piano urbanistico che indica come priorità per Adria la qualità ambientale, la qualificazione urbana, l’invarianza idraulica ottenuta soprattutto con il contenimento dell’edificazione e con la tutela del suolo, apprendiamo da Busson, assessore all’urbanistica e al patrimonio, che la giunta Barbujani per fare cassa venderà migliaia di metri quadri di aree ore destinate a parchi e giardini pubblici, perché siano sfruttate ai fini edificatori.

Il colmo è che poi sindaco e assessori fanno finta di niente e, anzi, come spesso capita al vicesindaco D’Angelo, si ergono a difensori dell’ambiente. 

A questo punto non si può più parlare di “contraddizione”, ma di vera e propria presa in giro nei confronti dei cittadini. 

La stessa giunta che ha aumentato le tasse comunali per poi senza battere ciglio pagare  decine di migliaia di Euro in più rispetto a quanto indicato dai propri dirigenti per progetti e operazioni di dubbia validità, ora ci dice che ha bisogno di denaro per far quadrare i conti e che lo recupererà vendendo parte del patrimonio pubblico. 

In definitiva si spende e si spande perché tanto paga Pantalon, cioè il cittadino, che oltretutto viene privato di un servizio. 

C'è il rischio che al danno si aggiunga la beffa: chiediamo all'assessore Busson se la trasformazione in “edificabile” dell’area verde della lottizzazione Amolaretta cancellerà di fatto l’unica pista ciclabile che oggi collega quella zona con la riviera del Canalbianco. 

In questo caso l’amministrazione Barbujani dopo non esser riuscita a realizzare, pur impegnando soldi pubblici in opere inutili, una seconda ciclabile per quella zona, ora sceglierebbe di eliminare ogni collegamento ciclopedonale con la strada arginale. 

Un bel premio per quei residenti che nel tempo si sono visti ridurre drasticamente la superficie a verde che indirettamente avevano pagato con il prezzo dell’immobile acquistato e che aspettano ancora l’asfaltatura delle strade che il Comune si era impegnato a fare eseguire!

Impegno per il Bene Comune

sabato 20 giugno 2015

Adria, il Comitato Impegno per il Bene Comune presenta il suo biglietto da visita e chiede la modifica della normativa sullo spandimento dei fanghi per tutelare i territori della Riserva UNESCO.

"Il riconoscimento del Delta del Po quale Riserva della Biosfera nell’ambito del Programma MAB dell’UNESCO deve essere, per Adria e per l’intero territorio veneto interessato, garanzia della conservazione dei paesaggi, degli habitat, degli ecosistemi, delle specie e della diversità genetica prima che promozione dello sviluppo sostenibile”.

Queste le ragioni che hanno motivato la lettera inviata da Impegno per il Bene Comune ai due componenti del Consiglio Regionale Veneto chiamati a rappresentare la provincia di Rovigo ai quali il Comitato ha espressamente chiesto di “introdurre anche nella regione del Veneto una normativa che, sull’esempio della Regione Toscana, ponga limiti, entro i confini territoriali della Riserva, all’estensione della superficie comunale sulla quale sia autorizzabile l’utilizzo dei fanghi da depurazione” e ai quali chiederà di valutare anche l'impatto derivante dall'uso di altri trattamenti consentiti dalla legge ma che potrebbero essere troppo invasivi nel caso di aree dal delicato ecosistema come quelle tutelate dalla Riserva della Biosfera. 

“Una garanzia, questa, che permetterebbe di minimizzare gli impatti sui terreni per pensare ad un diverso sviluppo per l'agricoltura del nostro territorio che andrà condiviso e progettato con le associazioni di categoria e con tutte le amministrazioni comunali del Delta e che Impegno per il Bene Comune” spiega Omar Barbierato, Presidente del Comitato “ritiene debba essere proporzionale in relazione al grado di tutela delle tre tipologie di aree presenti nella Riserva (Core Area, per la quale il Comitato propone una limitazione massima del al 3% in linea con quanto deciso dalla Regione Toscana, e, con percentuali diverse ma adeguate, per Buffer Zone e Transition Zone)”.  

La maggior parte del territorio del Comune di Adria è classificato come Transition Zone, cioè un’area di cooperazione con attività e insediamenti e in cui le attività economiche e sociali devono essere dirette alla realizzazione di progetti modello per uno sviluppo economico sostenibile a beneficio della popolazione locale ivi residente. 

"Definizione che si sovrappone perfettamente al programma, vicino a quello nazionale ed internazionale delle Transition Town, che il Comitato Impegno per il Bene Comune ha allo studio, tra gli altri obiettivi, e che prevede la riprogettazione delle gestioni e delle dinamiche cittadine” illustra Barbierato”con l’obiettivo di rendere concreto in tutto il territorio del comune di Adria la realizzazione di uno sviluppo economico che potenzi la naturale vocazione agroalimentare del territorio, che realizzi una comunità sicura sul piano della salute, ad impatto zero e che consenta con ciò non solo una migliore riallocazione delle risorse ma soprattutto una ripresa economica attraverso il sostegno di tutte quelle attività ed iniziative che possano caratterizzare Adria come una città a misura del futuro.

"Impegno per il Bene Comune è un comitato civico che lavora principalmente per la città di Adria e per le singole comunità del suo territorio” spiega Marco Tosato, vicepresidente “E’ autonomo, indipendente dai partiti, aconfessionale, senza scopo di lucro e fondato sull’attività gratuita  dei soci e di tutte le persone che vogliono collaborare. 
Vogliamo promuovere e sostenere la coscienza civica e la conoscenza culturale nelle nuove generazioni e vogliamo concorrere all’amministrazione della città di Adria informando, approfondendo, formando, promuovendo, proponendo e… facendo anche un’azione di controllo per migliorare e qualificare i servizi erogati. 
Per questo siamo aperti ad ogni suggerimento e ad ogni collaborazione che le associazioni e i singoli cittadini vogliano darci e costruire alleanze sociali con le associazioni del territorio. 
Al Comitato possono aderire, infatti, anche i presidenti di associazioni e comitati in nome e per conto della collettività che rappresentano,  non solo i privati cittadini maggiorenni senza distinzione di genere, razza, etnia e religione ma che godano dei diritti politici, non siano interdetti dai pubblici uffici, e che non abbiano subito condanne penali".