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sabato 9 gennaio 2016

Adria, Impegno per il Bene Comune spiega i termini della possibile chiusura del Punto Nascite e propone un coordinamento con tutti i territori veneti interessati dallo stesso problema

La riorganizzazione della rete dei punti nascita nasce in seguito all'Accordo Stato-Regioni 16 dicembre 2010, che impegna tutte le Regioni ad attuare 10 linee di azioni per la ridefinizione del percorso nascita.   
La prima di tali linee (misure di politica sanitaria e di accreditamento) prevede la chiusura dei punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 parti/anno, in quanto non in grado di garantire la sicurezza per la madre ed il neonato, prevedendo l'adozione di stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale e fissando il numero di almeno 1000 parti/anno quale parametro a cui tendere.   
L'Accordo, inoltre, identifica i livelli di complessità assistenziale delle UU.OO. di ostetricia/ginecologia e di neonatologia e terapia intensiva neonatale/pediatria, e definisce gli standard operativi, di sicurezza e tecnologici a cui le Regioni devono conformarsi nel percorso di ridefinizione dei punti nascita.   
Detti standard sono richiamati nel decreto del Ministero della salute di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, del 2 aprile 2015, n. 70, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 4 giugno 2015.  
Le linee di azione contenute nel citato Accordo, che fanno specifico riferimento ad un sistema di rete dei punti nascita del tipo «Hub» e «Spoke», vincolano, in tal senso, le Regioni ad attivare anche il sistema di trasporto assistito materno (STAM) e il sistema di trasporto in emergenza del neonato (STEN).   
Nel 2012 la Regione del Veneto, su raccolta firme promossa dal Comitato Salute del Delta guidato da Omar Barbierato, ha ritenuto di tutelare i cittadini di territori ammettendone le specificità particolari, tra i quali il Polesine, derogando nel Piano Socio Sanitario ai criteri dell'Accordo Stato Regioni.
Tali deroghe includono quelle sui Punti Nascita.
Adria, nel 2014, ha servito 441 parti, di cui oltre il 34% in cesareo.
Il Piano Socio Sanitario regionale contenente le deroghe per il Polesine e, quindi, anche per Adria, scade quest'anno e dovrà essere aggiornato e riapprovato.
L'intervista rilasciata ieri dall'Assessore veneto Luca Coletto al GR regionale delle 7.20 non promette nulla di buono in quanto esprimeva proprio il concetto che le attuali deroghe esistono in QUESTO Piano, MA che lo stesso sarà soggetto a revisione....e nemmeno quanto dichiarato dallo stesso lo scorso 4 gennaio in riferimento ai casi di decessi di madri e bimbi in ospedali veneti. Su Il Gazzettino Coletto infatti dichiara "già dal 2013 siamo intervenuti con profonde razionalizzazioni nei reparti di ostetricia, concentrando i punti nascita sul territorio in modo da avere equipes sempre più attrezzate ed esperte".
L'azione di raccolta firme che ha consentito di sostenere l'azione delle PP.AA. di Trento e Bolzano con ben 50.000 sottoscrizioni lo scorso ha spinto il Ministro della salute Lorenzin a firmare l’11 novembre 2015 un decreto che affida al Comitato percorso nascita nazionale (un comitato composto da tecnici) il compito di esprimere un parere sulle richieste di sperimentazione in aree montane avanzate dalle regioni o dalle province di Trento e Bolzano per mantenere attivi i punti nascita inferiori a 500 parti annui nei territori montani, in deroga a quanto previsto dall'Accordo Stato Regioni del 16 dicembre 2010, a patto che siano rispettati gli standards previsti.
Il Decreto, che ancora non risulta pubblicato in G.U. e quindi ancora non entrato in vigore, concede 90 giorni al Comitato per esprimersi. 
Nel frattempo, in Trentino il Comitato percorso nascita provinciale, formato da una quindicina di rappresentanti dei dipartimenti e dei professionisti coinvolti nell'attività dei punti nascita (ginecologi, ostetriche, pediatri, anestesisti, medici di base, associazioni) si è riunito per la prima volta perché l'organo che - secondo il decreto – che dev'essere consultato prima di inviare la richiesta.
La situazione in Veneto è questa:
- Nel 2013: erano ancora attivi un totale di 9 PN con parti < 500/anno che la Regione si è impegnata a riorganizzare entro il 2014 mediante l’attuazione di un modello di dipartimentalizzazione interospedaliera. La dichiarata presenza in queste UU.OO. di Ostetricia e Neonatologia/pediatria dei requisiti e degli standard indicati dagli allegati tecnici dell’Accordo del 16 dicembre 2010 come necessari per i PN di I livello, permettono di garantire adeguati livelli di qualità e sicurezza del percorso nascita; ciò consente di valutare positivamente l’impegno della Regione nel dare compimento alle linee di attività del suddetto Accordo. Tuttavia, si ritiene opportuno che la Regione trasmetta al Comitato Percorso Nascita nazionale la segnalazione dell’avvenuta chiusura dei punti nascita sopra citati, dando in tal modo adeguato riscontro della realizzazione degli impegni assunti. (fonte: DIREZIONE GENERALE DELLA PROGRAMMAZIONE SANITARIA Ufficio X ex DGPROG – SiVeAS - VERIFICA ADEMPIMENTI LEA ANNO 2013) 
- In Veneto non è stato istituito il Comitato percorso nascita regionale e che quindi il Veneto non potrà presentare subito la richiesta di deroga per le proprie aree montane anche se lo volesse;
- Le dichiarazioni dell’Assessore Coletto non sono rassicuranti.

La situazione per Adria è questa:
- La Regione Veneto si è impegnata a chiudere i punti nascita con meno di 500 parti/anno e non ha istituito il Comitato percorso nascita regionale (vedi quanto sopra);
- Adria non è in area montana.
MA è possibile spingere la Regione a:
- Istituire il Comitato percorso nascita regionale;
- farsi carico di un’azione analoga a quella delle PP.AA. di Trento e Bolzano presso il Ministero per difendere i propri territori con specificità lagunare e del Polesine che il decreto della Lorenzin non considera.

COME? : con una petizione regionale raccogliendo migliaia di firme cercando di unire le azioni di tutti i territori veneti interessati, fra i quali anche la città di Venezia, che in questo hanno il nostro stesso problema.

Elisa Corniani
Impegno per il Bene Comune

venerdì 8 gennaio 2016

Adria, Barbierato e Impegno Comune in prima fila per la difesa del punto parto e dei servizi dell'Ospedale.

Come nel 2012, insieme al gruppo Impegno per Il Bene Comune, siamo pronti a fare la nostra parte nella difesa dei  servizi socio sanitari dell'Ospedale Pubblico di Adria.

Chiediamo che le istituzioni e la politica tutta - fuori e dentro al Consiglio Comunale - siano pronte a pretendere insieme il mantenimento del Reparto di Maternità di Adria. 

Chiediamo inoltre che tutti i Consigli Comunali del Delta si esprimano a favore della salvaguardia del centro nascite di Adria, confermandone l'essenzialità per gli stessi motivi che attualmente l'autorizzano in deroga alle esistenti normative statali e regionali. 

Cioè in forza di quella specificità del Territorio  che già ci penalizza (come Venezia centro storico, Belluno ed altri del Veneto) rispetto ad altri cittadini del Veneto. 

Vogliamo pari dignità e gli stessi servizi degli altri cittadini del Veneto.

Siamo pronti a promuovere insieme a tutti una raccolta firme da estendere a tutto il Delta.

Omar Barbierato

sabato 10 ottobre 2015

Adria, fusione ULSS e Azienda Zero: Impegno per l Bene Comune non ci sta e rilancia. Difesa della 19 o ritiro della delega del sociale e gestione diretta con Casa di Riposo pubblica.

Il sistema sanitario italiano si fonda sul principio di responsabilità pubblica per la tutela del diritto alla salute dei cittadini quale interesse costituzionale della comunità, e sui valori dell'uguaglianza e dell'equità di accesso alle prestazioni, sulla garanzia di informazione e partecipazione dei cittadini, sulla tutela della salute in modo uniforme sull’intero territorio nazionale.

E si fonda altresì sulla dualità di competenze di Regioni (sanità) e di Comuni (sociale), che il modello veneto ha esaltato con modalità di integrazione tra i servizi che hanno sicuramente portato uguaglianza di trattamento e qualità. 

Impegno per il Bene Comune, quindi, per conto della comunità adriese, chiede alle autorità preposte -  al Sindaco di Adria e Presidente della Conferenza dei Sindaci Massimo Barbujani in primis e a tutti i Sindaci membri della Conferenza – quale posizione intendano assumere e quali azioni intendano perseguire per la salvaguardia del diritto degli abitanti dell'Ulss 19 di poter accedere ai servizi sanitari e socio sanitari al pari dei cittadini di altre province del Veneto.

Entro il mese di ottobre i Sindaci (e non i cittadini) hanno la possibilità di produrre alla Regione Veneto le proprie competenti, motivate, documentate osservazioni che oppongano specifiche resistenze e pongano concrete soluzioni alla riforma sanitaria regionale ed hanno l'autorità di attuare azioni per riprendere in mano i servizi socio-assistenziali finora delegati alle Ulss.

Questa riforma sanitaria regionale prevede la riduzione dalle attuali 21 Ulss a 10 (7 provinciali e 3 ospedaliere), la soppressione della figura del Direttore dei Servizi Sociali, la privazione di funzioni e di ruolo delle conferenze dei sindaci con la conseguenza che tutto quello che riguarda sociale e sanità sarà calato dall'alto, da Venezia, l'istituzione di una Azienda sanitaria denominata "Zero" gerarchicamente superiore alle 10 previste che sarà gestita da un solo Direttore referente del Presidente della Regione e finanziata con i fondi per i Livelli essenziali di assistenza nei quali sono fatti confluire anche i fondi fondi per la non autosufficienza, non più divisi per imputazione al sociale.

Di fatto, l'“Azienda Zero” avrà compiti di programmazione e gestione accentrata di tutta la sanità regionale (attualmente di competenza della Giunta Regionale e dei Comuni) ed una sola persona (il Direttore) gestirà l'intera sanità pubblica veneta.

Non importa se l'ordinamento giuridico italiano individua tra le funzioni fondamentali dei comuni ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. p) della Costituzione la «progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione» (lett. g). 

In Veneto non saranno più i Comuni e le Regioni gli Enti di riferimento dei cittadini ma un'Azienda!

La preoccupazione di Impegno per il Bene Comune è che, oltre al pericoloso sovvertimento dei poteri, le previste riduzioni non siano dirette a ottimizzare i servizi (quando mai i tagli si sono tradotti in situazioni migliorative per i cittadini?) ma anzi che si tolgano servizi al territorio e che si depotenzino gli attuali.

La richiesta di Impegno per il Bene Comune rivolta ai Sindaci dell'Ulss 19 è di lottare con determinatezza per tutelare i cittadini di tutto il territorio, affinché sia garantita permanenza del nostro sistema policentrico, che si valorizzino le eccellenze dei presidi ospedalieri, si rafforzi la rete dell'urgenza ed emergenza e si garantisca l'integrazione della rete ospedaliera con il territorio.
Per questo Impegno per il Bene Comune chiede che:
- i sindaci dell'Ulss 19 si costituiscano in coordinamento con tutti gli altri sindaci che sono in lotta per il mantenimento delle proprie Ulss affinché sia portata avanti con ogni mezzo la difesa dell'Ulss 19;
- sia mantenuta in ogni caso la sede dell'Ulss ad Adria e che non sia ridotta a distretto;
- siano mantenuti gli esecutivi delle conferenze dei sindaci;
- sia mantenuta la progettazione nei Piani di Zona così come contemplati ora;
- siano mantenuti i fondi e le competenze divise tra sanità e sociale
- mantenuta la figura del Direttore dei Servizi Sociali.

Ma se si volesse passare dall'ottica di risparmio a tutti i costi all’ottica di rilancio, inoltre, e rispondere ad una riforma regionale imposta e calata dall'alto, i nostri Comuni potrebbero farlo!

Hanno infatti la possibilità di ritirare la delega alla Regione, riprendendosi le quote economiche assegnatele, e subito dopo l'approvazione della legge sulla trasformazione delle IPAB, favorire il rinnovamento della Casa di Riposo di Adria in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (magari ragruppandola con piani di rilancio a quelle di Papozze e Cavarzere) incaricandola dell’assunzione in gestione diretta delle attività relative ai servizi socio-assistenziali ora affidate e pagate all'Ulss.
Nell'ambito delle funzioni costituzionali in capo ai Comuni, infatti, sono proprio i Servizi socio-sanitari. 

Così facendo, sotto il diretto controllo delle nostre amministrazioni locali, si darebbe davvero corpo alle intenzioni sul mantenimento ed ottimizzazione dei servizi socio-assistenziali ai cittadini; non solo, questi servizi potrebbero essere ampliati e migliorati, garantendo nel contempo anche una salvaguardia di posti di lavoro che non sarebbe più questuata alla Regione e senza nessuna rassicurazione di conservazione nel tempo.

La specificità del territorio polesano non è in discussione nella riforma regionale ma nulla offre questo riconoscimento in termini di miglioramento dei servizi nel futuro e nella possibilità di accesso da parte della popolazione tenendo in considerazione anche la conformazione dei territori e i flussi della popolazione nella mobilità sanitaria.

Elisa Corniani
Impegno per il Bene Comune

venerdì 25 settembre 2015

Adria, Omar Barbierato rilancia al Sindaco: o per l'USL 19 o con Zaia.

Il comitato Impegno per il Bene Comune ritiene positiva la richiesta del sindaco di Barbujani di mantenere ad Adria la presidenza dell'Ulss nel malaugurato caso di accorpamento, in quanto tale scelta è sostenuta dai numeri del bilancio sano dell'Ulss Adriese, e non certo per mero campanilismo. Come Presidente del Comitato dico però che questa proposta non basta  Massimo. 
Non più tardi di tre anni fa eravamo fianco a fianco anche il sabato e la domenica a raccogliere più di 3000 firme in pochissimo tempo a difesa dell' Ulss19, dei suoi servizi, e dei servizi dell'Ospedale di Adria.  
Come Sindaco e  Presidente della Conferenza dei Sindaci ci aspettiamo che continui quella giusta battaglia, sostenuta da tutti i cittadini. 
Siamo rimasti amaramente sorpresi e ci siamo sentiti presi in giro quando abbiamo saputo dai quotidiani che eri pronto a correre con Zaia alle ultime Regionali, pur sapendo che il programma elettorale dell'attuale Presidente comprendeva l'unificazione delle Ulss contro cui abbiamo protestato. Altri sindaci in provincia di Belluno, e non solo, stanno lottando come leoni e non hanno mai smesso in questi anni, cercando di mostrare che una Ulss piccola può essere più efficiente e virtuosa di una grande, e ribadendo la specificità del nostro territorio riconosciuta dalla Commissione Sanità del Consiglio Regionale. 
Conservare e potenziare i servizi socio sanitari deve essere un obiettivo senza colori politici e noi siamo pronti ancora una volta a sostenere ogni iniziativa che vada in quella direzione per il Bene Comune.

Omar Barbierato
Presidente Comitato Impegno per il Bene Comune

giovedì 9 aprile 2015

Adria, Impegno per il Bene Comune chiede ai candidati al consiglio regionale e ai sindaci locali una posizione a difesa del mantenimento dell'ULSS 19

Il movimento Impegno per il Bene Comune richiama l’attenzione sulla rischiosità della proposta di previsione di un’unica ULSS per provincia che si ripete nei programmi elettorali di diversi candidati presidenti di Giunta regionale del Veneto.
Impegno per il Bene Comune, pertanto, chiede ai candidati  locali alle prossime elezioni regionali, appartenenti a tutti gli schieramenti politici, un impegno pubblico ad esprimersi a favore dell’Ulss 19 e dei suoi servizi, ma non solo, a parlare e confrontarsi con i cittadini e gli elettori sulle questioni sanitarie, sulle eccellenze così come sulle criticità (è il numero delle Ulss il problema della Sanità in Veneto? Quali sono ad esempio i debiti dell’Ulss18 rispetto all’Ulss19? Una Ulss piccola può essere virtuosa e contenere le spese in modo migliore rispetto ad una più grande) ed attraverso proposte concrete da portare avanti per il bene dei cittadini del nostro territorio (investire e potenziare alcuni servizi dell’Ospedale di Adria in modo da costruire una o più eccellenze appetibili a pazienti che provengano non solo dal Polesine).
La storia recente dell’alto Polesine, di Cavarzere e dell’alto Ferrarese  ha dimostrato che i risparmi promessi dal taglio delle cariche di dirigenti non sono rimasti sul territorio per migliorare i servizi socio-sanitari.
Sono rimaste, invece, le macerie  per i cittadini, che si sono dovuti organizzare in comitati per la difesa del poco rimasto, dopo una letterale desertificazione dell’offerta sanitaria precedente alle unificazioni.
Per questo Impegno per il Bene Comune, nel ribadire la difesa dei servizi esistenti, chiede pari dignità rispetto agli altri territori del Veneto ed esige quello che la Regione Veneto aveva annunciato e promesso: l’istituzione, presso l’Ospedale di Adria, dei posti letto integrati sul territorio a fronte del taglio dei posti letto per acuti stabilito nelle schede ospedaliere.
Impegno per il Bene Comune in tal senso chiede alla Conferenza dei Sindaci dell’Ulss19 di esprimersi a difesa dell’azienda e dei servizi socio sanitari erogati, oltre che di prendere in considerazione, insieme al direttore Girardi, ogni proposta per migliorarli, potenziarli e innovarli, anche con iniziative minimali ma di grande efficacia, quali la creazione e gestione di cartelle cliniche on line per i cittadini del Delta, consultabili ed utilizzabili dai cittadini durante tutto l’arco della loro vita, dal medico di famiglia e dai servizi territoriali per il percorso di analisi, vaccini ed operazioni.
Tutto ciò si rende ormai un’esigenza incontrovertibile anche per rendere concreto il riconoscimento della specificità, determinata dalla Commissione Sanità della Regione Veneto, del Delta e del Polesine quale territorio unico per conformazione, per vie di comunicazione, e per la media dell’età.

Impegno per il Bene Comune