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Visualizzazione post con etichetta sanità. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 marzo 2016

Adria, Barbierato chiede chiarezza sul futuro dei servizi ospedalieri e ambulatoriale.

Le notizie sul futuro dell'Ulss19, sui tagli di posti letto e apicalità purtroppo ci da ragione. 
E' dal 2012 che ci battiamo per i servizi socio sanitari del Delta cercando di aggregare tutti, senza guardare colori, movimenti o partiti. 

Un po' alla volta ci hanno lasciati da soli, e questi sono i risultati.
La responsabilità maggiore è però del nostro Sindaco, Presidente della Conferenza dei Sindaci. 

E' più interessato ad essere riconfermato Sindaco piuttosto che andare contro gli alleati della Lega in Regione? 

Nel mentre ci hanno tagliato posti letto in Ospedale  e non abbiamo ancora ricevuto i posti letto integrati sul territorio. 
Abbiamo tracciato una possibile strada per capire se il nostro punto nascite possa rimanere aperto, seguendo la via tracciata da Trento e Bolzano. ma nessuno ad oggi ha fatto la scelta di percorrere queste stesse nostre strade con lo stesso coraggio. 

Abbiamo saputo che prossimamente toglieranno il servizio medico in alcune realtà frazionali come ci hanno fatto presente i cittadini di Mazzorno, che comunque non poteva fare ricette per la mancanza della stampante. 

Come faranno gli anziani e i giovani della frazione ad accedere alla sanità, vista la scarsezza di mezzi pubblici sul territorio? 
E' questa la buona sanità sul territorio che ci vogliono far credere? 

La ricetta è sempre la stessa, tagliare ed accentrare, promettendo risparmi immaginari che non si sa dove finiscano, per poi spendere milioni di euro in project financing faraonici. 

Torniamo alla situazione dell'Ospedale di Adria. Qual è la situazione dell'organico? 
Abbiamo abbastanza infermieri, medici, personale per gli uffici? 
Con quale logica sono state tagliate alcune apicalità? 
Cambierà qualcosa nel servizio ai pazienti? 
Ci sono medici reperibili la notte in grado di fare un'ecografia in caso di urgenza? 

Omar Barbierato
Impegno per il Bene Comune

giovedì 5 novembre 2015

Sanità, Azzalin: “L'investimento di 5 milioni spesi dalla Regione per realizzare cinque bunker per l'installazione di acceleratori lineari all'ospedale di Schiavonia, risponde ad esigenze di programmazione sanitaria o ad obblighi derivanti dalla finanza di progetto? E quale futuro ci sarà per la Radioterapia oncologica dell'Ospedale di Rovigo?

In questi giorni in cui il tema dei project financing ospedalieri è tornato di stretta attualità, sia per quanto riguarda quelli già realizzati che per quelli da realizzare, con il teatrino tutto padovano di un ospedale che anche senza sapere dove e come si vuole già mettere in mano ai privati, è bene tenere alta la guardia e, per questo, ho presentato un'interrogazione per avere chiarezza su un importante investimento che la Regione ha fatto sull'Ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia”. E' il consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin a rimarcare la presentazione dell'atto ispettivo con il quale chiede conto al presidente Luca Zaia della spesa 5 milioni di euro per la realizzazione di quattro bunker per l’installazione di altrettanti acceleratori lineari nella struttura di Monselice.

“Due sono le questioni – spiega Azzalin – la prima riguarda, appunto, il tema specifico dei project. Considerando che nel febbraio del 2014 era lo stesso Zaia a sottolineare che questi sono 'uno strumento efficace se riusciamo a governarlo, ma se permettiamo che sia lui a governarci, andremo in default in tutti i settori in cui lo applichiamo, a cominciare dal comparto della sanità'. Ecco, l'investimento a Schiavonia risponde ad esigenze di programmazione sanitaria o ad obblighi derivanti dalla finanza di progetto? In entrambi i casi si pone una seconda domanda, guardando agli equilibri regionali ed a quanto messo nero su bianco con il Piano socio-sanitario: quale sarà il futuro della Uoc di Radioterapia Oncologica dell’Ulss 18 di Rovigo? Con i nuovi acceleratori lineari la dotazione per il vicino territorio padovano raggiungerebbe una media di 8,5 per milione di abitanti, superiore alla media nazionale (6 acceleratori lineari per milione di abitanti) ed agli standard europei (7-8 acceleratori per milione di abitanti). Già in Veneto sono sono attivi 9 centri di Radioterapia oncologica: 7 del servizio sanitario regionale (Belluno, Treviso, Mestre-Venezia, Padova, Rovigo, Legnago, Verona e Vicenza) e 2 privati convenzionati (Abano Terme e Negrar). Il timore è che, con l'incombente realizzazione di un'ulteriore mega struttura in project financing a Padova costruendo una nuova gabbia contrattuale che vincolerà le scelte del sistema regionale ai contratti con i privati, con la messa in funzione di 4 acceleratori lineari di recente installazione all’Ospedale di Schiavonia, si possa accantonare il rinnovamento tecnologico della Radioterapia oncologica rodigina, con mobilità del personale dedicato. Il tutto a detrimento del rispetto dei parametri indicati dal Piano che prevedono che l'Ospedale di Rovigo Santa Maria della Misericordia mantenga le caratteristiche di centro hub”.

venerdì 29 maggio 2015

Rovigo, Coscienza Comune presenta proposte innovative per i servizi socio.sanitari

Alla conferenza stampa di presentazione della proposta della lista civica Coscienza Comune per i Servizi socio sanitari del Comune di Rovigo si è finalmente respirata aria nuova.

L’introduzione relativa allo stato dell’arte dei servizi sul territorio rodigino lascia il desiderio che qualcosa si muova davvero a dare risposte innovative ed efficienti alle famiglie e alle persone che vivono tutti i giorni la problematica dell’assistenza domiciliare e l’esigenza di rivolgersi ai servizi sociali comunali e dell’Ulss.

Basti pensare che non esistono dati aggiornati (l’ultima mappatura risale al 2008) della popolazione anziana e della situazione socio sanitaria complessiva, e che, pertanto, alla scelta poco efficace di una gestione ripartita tra Comune che, attraverso assegnazione di appalto, si occupa del servizio di assistenza domiciliare Sad (sociale), e l'Ulss 18 che offre l’Assistenza domiciliare integrata Adi (sanità) si aggiunge la lacuna di una pianificazione e programmazione in cui risulta assente anche il monitoraggio dell’evoluzione demografica, indispensabile per definire quel quadro dei bisogni reali e prevalenti di assistenza socio-sanitaria e nelle quali si sente l’esigenza di proporre l’istituzione di un laboratorio socio-sanitario per favorire l’integrazione di soggetti pubblici (ULSS 18, Comune, IRAS) che già dovrebbero essere invece più che coinvolti nell’assistenza socio-sanitaria del territorio e possedere valori di consapevolezza del proprio ruolo.

Non solo, ma sul territorio non esistono centri diurni per anziani non autosufficienti e l’emergenza abitativa, alla quale né Ater né Comune riescono a far fronte, rappresenta uno dei problemi più gravi e nascosti visto che, dal 2011 ad oggi, il numero degli sfratti è triplicato e se ne ipotizza un aumento nel 2015 (65 casi negli ultimi mesi), con coinvolgimento di 90 minori e 7 anziani.
Un dato di fatto di cui tenere sicuramente conto in modo serio e puntuale, proprio perché presentato dal candidato sindaco Livio Ferrari, di profonda e indiscutibile esperienza nell’ambito del sociale, coadiuvato dall’esperienza di Cristiano Maria Pavarin, che in questi anni ha lavorato con risultati importanti per il riconoscimento dei diritti in ambito socio sanitario.
Le proposte presentate dalla lista Coscienza Comune per renderne efficace la risposta passano attraverso:
- Gestione integrata dei servizi di assistenza domiciliare attualmente in capo al Comune e all’Ulss, con eventuale collegamento in forma consorziata con altri Comuni appartenenti alla Conferenza dei Sindaci Medio e Alto Polesine la quale dovrà riappropriarsi del ruolo di indirizzo e controllo delle politiche socio-sanitarie territoriali;
- e di conseguenza:
- istituzione di punti unici di accesso per la razionalizzazione dei servizi;
- individuazione di strutture, in centro città, con i requisiti idonei, per accentrare gli uffici competenti, gli ambulatori medici ed infermieristici e, nelle frazioni, di un servizio di segretariato sociale aperto almeno due volte la settimana per garantire  risposte alle principali esigenze socio-sanitarie e burocratico-amministrative;
- individuazione di un’unica sede cittadina per istituire la “nuova casa dei servizi sociali integrati del comune di Rovigo” e dei comuni che vi intendano partecipare; 
- coinvolgimento del volontariato sociale e del terzo settore, inseriti in una rete organizzata che ne definisca ambiti e funzioni; 
- l’istituzione di un Centro diurno, risorsa per pazienti e famiglie, e di un servizio mensa, per anziani soli o parzialmente autonomi;
- ripristino degli alloggi attualmente resi inagibili dalla scarsa manutenzione eseguita negli anni passati mediante forme contrattuali e giurdiche nuove;
- recupero di locali in edifici pubblici per tamponare situazioni di emergenza, con accesso a forme di contributo regionale come il Fondo per la Morosità Incolpevole o Fondo di garanzia per chi affitta le proprie case a canoni agevolati.
- Attivazione degli Ospedali di comunità (69 posti letto previsti dalla normativa regionale) presso Iras per accogliere pazienti per i quali non sia prefigurabile un percorso di assistenza domiciliare o risulti improprio il ricorso all'ospedalizzazione vera e propria:
- creazione di platee degli aventi diritto adeguate alle condizioni del tessuto socio-economico del Comune di Rovigo, come previsto dall'attuazione del dpcm 159\2013, in tema di nuovo ISEE.

Tutto questo, spiega il candidato indaco Livio Ferrari e Cristiano Maria Pavarin di Coscienza Comune, permetterebbe non solo di ridurre costi, favorire un’economia di scala e soprattutto i disagi, ma anche di riformare il sistema delle erogazioni delle prestazioni sociali agevolate nella nostra città. 

giovedì 28 maggio 2015

Spinello sulla sanità: se l'ospedale di Rovigo funziona davvero anche quello di Adria può funzionare al meglio.

La necessità di riportare la sanità veneta ad essere un’eccellenza vera non solo in Italia, ma in Europa è, per il candidato consigliere regionale del Pd, Sandro Gino Spinello, una priorità. Le schede ospedaliere, approvate dalla giunta Zaia, hanno penalizzato in maniera enorme la provincia di Rovigo, ma ora non possono essere stralciate, pena il caos generale. Occorre, quindi, lavorare perché vengano migliorate e rese davvero efficaci, senza depauperamenti e tagli lineari. 

“I tagli continui al nostro sistema sanitario - afferma Spinello - hanno portato ad una situazione di impoverimento generale, causando una riduzione del personale medico e infermieristico non più sostenibile. E’ quindi necessario invertire la rotta e riportare la sanità veneta in vetta alle classifiche europee per garantire ai cittadini servizi eccellenti e sicurezza sanitaria in ogni parte della regione”. 

Secondo il candidato, infatti, non possono più esserci zone di serie A e B: “Per evitare le disparità occorre predisporre un punto sanità ogni 15mila abitanti - afferma - attrezzati per le emergenze e in grado di intervenire al bisogno. A questo però, è necessario potenziare gli ospedali che ci sono rispettando di fatto quanto previsto dalle norme regionali. Nella nostra provincia, ad esempio, l’ospedale di Rovigo deve essere una Hub non solo sulla carta, ma operativamente, sanando le carenze tecniche e strutturali con cui oggi deve fare i conti”. 

Il potenziamento di Rovigo, però, porterebbe anche giovamento per gli altri ospedali polesani: “Se l’Hub funziona davvero - continua Spinello - anche gli ospedali di rete, come quello di Adria, possono funzionare al meglio, garantendo altrettanti servizi d’eccellenza oggi parzialmente dismessi senza che ci sia un coordinamento da Rovigo, come ad esempio il reparto di Anatomia patologica. Anche il San Luca di Trecenta deve essere rimesso in condizione di essere un vero ospedale di rete”.

Un’altra problematica, legata al territorio polesano, ma che si presenta in diversi punti del Veneto, è quella legata ai malati terminali: “La presenza dell’Oncologia Adriese ha determinato l’incremento dell’ospedalizzazione dei malati oncologici terminali nel reparto di Medicina con aumento della spesa ospedaliera.Il malato terminale sia oncologico che altro, oltre che a porre problematiche di tipo etico-morale ne pone anche di tipo economico. In Polesine esiste a Lendinara un Hospice ad otto posti completamente insufficiente a fronte delle richieste territoriali.I pazienti terminali di Adria, quando non rinunciano a tale soluzione, si debbono rivolgere a Lendinara ed a Codigoro. Il Vecchio ospedale di Adria potrebbe esser parzialmente adibito ad Hospice con personale medico ed infermieristico specializzato in Cure Palliative: tale struttura godrebbe dei vantaggi che il limitrofo ospedale garantirebbe (ad esempio indagini radiologico-laboratoristiche), decongestionando di fatto la Medicina, risparmiando sul costo del posto letto e consentendo un recupero edilizio dell’area”. 

Come ha già avuto modo di dire, poi, il candidato vuole lavorare affinché alla Casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro sia restituito il titolo di Presidio Ospedaliero, stracciato dalle schede ospedaliere regionali perché “il nostro Polesine è una terra la cui conformazione fisica necessita di punti strategici e quello di Porto Viro lo è senza dubbio”.

La sanità veneta, dunque, è perfettibile e occorre mettere in campo quanto necessario per permettere ai cittadini di avere un servizio qualitativamente molto elevato ed efficace. 

Movimento 5 Stelle, Rizzi: Basta tagli al personale sanitario

In circa 5 anni,  le due Aziende del nostro territorio, Ulss 18 e Ulss 19, hanno subito tagli sul costo del personale per oltre due milioni di euro,  e oramai gli ospedali di Rovigo e Trecenta sono al collasso con una ricaduta su tutto il personale, medico, infermieristico, assistenziale, tecnico e, anche se in misura minore, amministrativo.
Il blocco del turnover e l’età media alta per le professioni sanitarie non sono una garanzia di sostenibilità della sanità polesana. La situazione del personale infermieristico e del personale di supporto che lavora nei reparti di degenza dei tre ospedali pubblici della provincia di Rovigo è sempre più critica. Il personale, purtroppo di diversi reparti, è obbligato a continui salti di riposi, prolungamenti dell’orario di lavoro e tra poco dovrà affrontare il problema del piano ferie estivo. Sono tutte condizioni di elevato stress che possono comportare un possibile abbassamento della resa lavorativa, che si traduce a livello assistenziale nei confronti degli utenti. O costringeranno, nel lungo termine, a scelte di ulteriori accorpamenti di reparti o di chiusura degli stessi.
La mancanza di personale non consente, inoltre, di impiegare pienamente tutta la tecnologia presente in ospedale con conseguente aumento delle liste d’attesa ma anche l’eventuale allontanamento degli utenti dai nostri ospedali pubblici del territorio o la richiesta di prestazioni dai privati.
Tutto questo non è più sostenibile, il Movimento 5 stelle attraverso il candidato al consiglio Regionale  Rizzi Federico, difende le professionalità sanitarie credendo che sia necessario il superamento del blocco del turnover per il personale sanitario, per evitare un ulteriore impoverimento dei servizi offerti al cittadino. E’ anche necessario la difesa ed il riconoscimento della professionalità di tutte le professioni sanitarie, contro il demansionamento, la restrizione del minutaggio, l’impiego degli infermieri per svolgere competenze aggiuntive a costo zero, la post ausiliarietà e facilitare la mobilità volontaria in ambito regionale di tutte le figure professionali. Tutto questo in una  logica di mantenimento degli standard essenziali per una garanzia di efficienza della sanità pubblica polesana, che preveda il cittadino ed il paziente al centro di tutte le scelte a livello territoriale.  

Rizzi Federico 
Candidato Elezioni Regionali
Rovigo e Provincia

sabato 23 maggio 2015

Tescaroli “ La Casa di Cura di Porto Viro deve ritornare Presidio Ospedaliero”

La candidata al Consiglio Regionale Avv. Stefania Tescaroli interviene con decisione sulla questione della perdita della qualifica di presidio ospedaliero della casa di cura di Porto Viro e sue possibili conseguenze.
La Casa di Cura di Porto Viro è stata fondata oltre 50 anni fa per fornire assistenza sanitaria alla popolazione locale disagiata in quanto residente in un territorio ampio e distante da altri ospedali.
La struttura serve un comprensorio che si estende su un’area di ben 650 kmq, La popolazione residente è costituita da circa 50.000 abitanti con uno dei più alti tassi di anzianità del Veneto. Durante il periodo estivo l’area accoglie una popolazione turistica di 100.000 presenze ed è attraversata da un’arteria stradale, la Romea, molto trafficata e pericolosa, con un alto tasso di incidenti. Si comprende quindi quanto sia importante una struttura strategicamente localizzata nel cuore del Delta del Po, in grado di fornire servizi di Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Chirurgia ed Ortopedia. 
Per tutte queste motivazioni nel 1987 la Regione Veneto aveva riconosciuto alla Casa di Cura Madonna della Salute la qualifica di Presidio Ospedaliero dell’ULSS 19 di Adria.
In tutti questi anni la struttura ha sempre operato con professionalità e attenzione all’innovazione tecnico-scientifica, aumentando costantemente il livello qualitativo delle prestazioni erogate. Non si comprende quindi per quali motivi alcuni mesi fa la Giunta regionale veneta le abbia tolto la qualifica di Presidio Ospedaliero.
Anche se per ora non vi sono stati cambiamenti di rilievo, se si eccettua la limitazione nella prescrizione di esami da parte degli specialisti, il timore diffuso tra gli operatori sanitari, la dirigenza e la popolazione locale è che con il tempo la perdita della qualifica di Presidio possa comportare la soppressione di servizi importanti, come il Pronto Soccorso, la Terapia Intensiva, le specialità chirurgiche. Tutto ciò avrebbe ovviamente importanti ricadute negative sia sul piano dei servizi ai cittadini, sia sul piano occupazionale. Non dimentichiamoci, infatti, che la Casa di Cura è attualmente l’azienda privata con maggior numero di lavoratori impiegati (circa 300) della Provincia di Rovigo.
Anche sulla base degli impegni presi da Alessandra Moretti durante la sua visita alla struttura, se verrò eletta mi attiverò subito affinchè venga restituita in tempi celeri la qualifica di Presidio Ospedaliero alla Casa di Cura. In campagna elettorale sono tanti i candidati che lo promettono, ma ricordiamoci i fatti: i rappresentanti locali del centrodestra in Regione non hanno fatto nulla per impedire che la struttura venisse declassata da una Giunta dello stesso colore politico. I cittadini hanno buona memoria…

domenica 17 maggio 2015

Elezioni Regionali: il candidato Rizzi e l'onorevole Giulia Grillo in visita al CRA_CIN di Rovigo e a Trecenta.

Positiva la visita nello scorso week end in terra polesana dell’on Giulia Grillo capogruppo alla commissione affari sociali del Movimento 5 Stelle.
Ha molto incuriosito la parlamentare catanese, la visita al centro di ricerca sulla canapa ad uso terapeutico CRA CIN di via Amendola, del quale dice la stessa parlamentare, si hanno sempre poche conoscenze quando si è nei palazzi romani.  L’incontro con il dott. Grassi, primo ricercatore del centro, ha permesso all’on grillo di conoscere la tematica in modo approfondito. Questa curiosità verrà completata, dopo che vi è stato l’accordo di ottobre scorso tra i ministeri della salute e della difesa, con la visita all’Istituto Farmacologico delle Forze Armate di Firenze con il quale il Cra CIN di Rovigo collabora.
Approfondiremo il tutto e vedremo di salvaguardare le eccellenze di ricerca nazionali per permettere un accesso farmacologico di cura semplice ed a basso costo, questo le parole di impegno dell’onorevole del  movimento 5 stelle.
La seconda tappa ha visto il parlamentare pentastellato arrivare all’Ostello di Sariano a Trecenta per parlare della sanità veneta e polesana. Incontro che ha visto la gradita presenza di tutte e diverse realtà territoriali, comitati, associazioni e semplici cittadini, impegnati nella difesa della sanità locale. L’impegno dei candidati alla Regione Veneto di ritrovarsi anche dopo le fase elettorale per discutere idee e proposte in merito. Presente alla serata anche il sindaco di Trecenta Laruccia. 
Il week and in terra veneta dell’ On Giulia Grillo è terminato con la visita all’Ospedale dell’Angelo Mestre, emblema di un passato-recente-politico fatto di grandi opere sanitarie nel veneto, sempre nell’occhio del ciclone. 

Rizzi Federico
Candidato Elezioni Regionali 
Rovigo e Polesine

venerdì 15 maggio 2015

La parlamentare Giulia Grillo in visita al CRA_CIN di Rovigo e Trecenta per parlare di Sanità e Sociale

L’on Giulia Grillo capogruppo nella commissione XII affari sociali, sarà venerdì 15 maggio alle ore 11.00  a Rovigo in visita al Centro di Ricerca sulla canapa CRA-CIN di Via Amendola.

Alle ore 21 sarà presente sul territorio polesano presso Sala Congressi Ostello di Sariano di Trecenta , per un incontro pubblico per parlare di Sanità e Sociale in questo percorso verso le elezioni regionali.


Dal DEF al territorio

“Il taglio di 2,6 mld alla sanità mette in pericolo la tenuta del sistema e rischia di far diventare il Patto della Salute un 'libro dei sogni'. Con un'ulteriore riduzione di risorse, dove si potranno trovare ora i fondi per finanziare i nuovi Lea, garantire ai cittadini l'accesso ai farmaci innovativi, per non parlare delle risorse per le non autosufficienze? “ E' quanto si chiede la capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Sociali alla Camera, Giulia Grillo.

Le Regioni sono corresponsabili di quanto sta accadendo. Le risorse da recuperare potevano essere facilmente individuate altrove. Come ad esempio, la riduzione dei costi della politica (i consiglieri regionali potevano ridursi gli stipendi, o ancora potevano rinunciare almeno a parte delle consulenze esterne). L'obiettivo sembra chiaro, andare verso una privatizzazione 'soft' del sociale e della sanità. In circa dieci anni il fondo nazionale per le Politiche sociali si è ridotto ad oggi di circa l'80 per cento. Nel 2004 lo stanziamento complessivo è stato di 1,884 miliardi di euro, contro quanto previsto dall’ attuale legge di stabilità 2015 che fissa il fondo a 300 milioni di euro annui per il periodo 2015– 2019, con una sempre più crescente compartecipazione delle Regioni. Stesso discorso vale per il Fondo per le non autosufficienze: la legge di Stabilità ha stanziato 400 milioni per il solo 2015. Dal  2016, tuttavia, la stessa legge di stabilità riconduce il Fondo al regime di 250 mln annui, una cifra davvero irrisoria. A farne le spese di tutto ciò saranno i cittadini e la territorialità in se. Dobbiamo salvare la sanità pubblica e come Movimento 5 Stelle, è da tempo che stiamo forzando per avviare una commissione d'inchiesta sulla corruzione in sanità. 


Rizzi Federico
Candidato Elezioni Regionali 

martedì 12 maggio 2015

Federico Rizzi: canapa medica a scopi terapeutici - In direzione ostinata e contraria.

Difendere il Cra di Rovigo in via Amendola non è e non deve essere un affare politico, va difesa la finalità, che è quella  di intervenire con bassi costi farmaceutici verso pazienti bisognosi come i malati terminali, i malati di cancro sottoposti a terapie chemioterapie e radioterapie, a pazienti affetti da malattie croniche irreversibili tipo SLA e distrofia muscolare, pazienti affetti da Alzheimer e da morbo di Parkinson , in cui è ormai dimostrato scientificamente l’effetto positivo nell’uso dei cannabinoidi. Tutti bravi a cavalcare l’onda mediatica, poi la politica sparisce e rimane il paziente con le sue difficoltà. 
Ci dimentichiamo che è già s-fumata, per via della delibera attuativa della giunta regionale n° 2526 del 23 dicembre 2014 , la legge regionale del Veneto del settembre 2012 che riconoscere la valenza terapeutica della cannabis ad uso medico a tutte queste malattie. 
Il decreto attuativo si schiera probabilmente anche contro il Ministero della Salute, che in accordo con il Ministero della Difesa, autorizzava dal settembre 2014 la coltivazione e la lavorazione della cannabis a scopo medico nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (con cui il Cra di Rovigo collabora). La scelta della canapa terapeutica produce un vero risparmio economico (oggi gli unici farmaci  autorizzati  costano circa 800 euro a fiala, contro i circa 10-20 euro al grammo qualora il cannabinoide fosse prodotto “in casa” nello Stabilimento di Firenze).  Questo accordo tra ministeri, nasceva dalla proposta dei deputati del movimento 5 stelle in commissione difesa del 19 marzo 2014.  
Ma forse non dobbiamo stupirci più di tanto se la Regione Veneto, virtuosa “a sentir loro”, decide di fare marcia indietro per il solo motivo economico, visto che l’operazione di apertura alla totalità dei pazienti sarebbe costata alla Regione circa 500 mila euro, mentre con la decisione –attuativa- la spesa si fermerebbe solamente a 100 mila euro/annui.
E’ evidente che è la solita vecchia politica, che legifera per i consensi unanimemente ed in “pompa magna” come  nel 2012 e due anni dopo, con i buchi nel bilancio che si ritrova, è disposta a tornare sui suoi passi fregandosene dei malati. La sanità deve salvaguardare il malato e non il bilancio, lo dice la costituzione. 

Rizzi Federico
Gdl Sanità Veneto
Candidato Elezioni Regionali 
Rovigo e Polesine

                                                                           







domenica 3 maggio 2015

Rovigo, la mancanza di una provetta fa annullare l'impegnativa. All'Ospedale distributori per caffè e ristoro, ma non per i dispositivi sanitari.

Riceviamo e pubblichiamo da Elisabetta Russo, candidata con la lista civica La SINISTRA PER L'ALTRA ROVIGO, Livio Ferrari Sindaco.

Basterebbe iniziare dalle piccole cose per avere  una città  con meno disagi e renderla più vivibile.
Se penso ad un luogo in cui vorrei vivere non andrei in realtà molto più distante del luogo in cui già risiedo: Rovigo, la città in cui sono nata, cresciuta e nella quale ho ancora i miei affetti più cari e dove io stessa ho creato la mia famiglia. Non sono una persona cieca al resto del mondo e per quanto ho potuto ho viaggiato e ho visto indistintamente bellezza e brutalità dei luoghi che ho visitato. Ma alla fine di ogni viaggio ho sempre desiderato tornare a CASA. Nella mia città che qualche tempo addietro è stata definita "la città più noiosa d'Italia" non solo non mi sono mai annoiata ma non mi è mai mancato nulla... Almeno fino ad una decina d'anni fa quando più che la noia ho visto maturare una certa INERZIA nelle PERSONE, nelle ISTITUZIONI  e soprattutto nei SERVIZI. Certo questa caratteristica non è prerogativa soltanto della mia città ma di un modo di vivere generalizzato che ha in qualche modo obbligato le persone a chiudersi in se stesse e a non vedere più in là del proprio specifico interesse, a disinteressarsi del prossimo perché è diventato luogo comune che ciò che non si conosce è necessariamente pericoloso e inaffidabile, che ci ha abituato ad un'inerzia dannosa nel modo di pensare, perciò molto spesso non si dice ciò che si pensa perché tanto è inutile se non controproducente. Un'inerzia che ci sta abituando sempre più a vivere nascosti perché fare outing tante volte isola quando non penalizza. Nessuno pensa però che questo isolamento voluto o involontariamente accettato ci ha resi schiavi di un sistema dove non esiste coesione sociale e contravviene al famoso motto 'l'unione fa la forza' dove la forza consisteva nella capacità di far valere i propri diritti e nella garanzia di vederli realizzati, di costruire un sistema di mutuo soccorso o come si dice oggi di welfare dove nessuno poteva e doveva rimanere ai margini perché il risultato in termini sociali era più della somma delle singole parti. 
Tutto questo preambolo per raccontare un fatto che mi è successo nell’ospedale civile di Rovigo e che solo grazie all’intelligenza e all’umanità di un medico e del suo staff ha permesso di superare un inconveniente che secondo la logica del buon senso non avrebbe nemmeno dovuto presentarsi perché già risolto fin dall’origine e cioè da quando due anni fa circa si è entrati nel regime del ‘taglio alla spesa pubblica’ (anche se continuo a chiedermi se si può effettivamente tagliare sulla spesa pubblica quando crea un servizio al cittadino ..). Mio figlio ha solo 5 anni e fortunatamente sa usare autonomamente la toilette e la sa usare talmente bene che il giorno in cui avrebbe dovuto fare l’esame delle urine non ho fatto in tempo a prendergliele. Ho pensato ingenuamente che la cosa sarebbe stata facilmente risolvibile, le avrebbe fatte in ospedale, al massimo avrei comprato un contenitore presso quei distributori automatici che ormai sono in tutte le strutture sanitarie. Avevo fatto male i conti: all’ospedale civile di Rovigo questi distributori non ci sono e nonostante i continui reclami non sono ancora stati acquistati. Risultato: l’accettazione mi ha annullato la prestazione con mio rammarico e difficoltà  dal momento che io avevo dovuto prendere la mattina al lavoro e sarei dovuta tornare dal pediatra per far rifare una nuova impegnativa e soprattutto disagio per mio figlio che non capiva perché lo costringevo a un tale rinnovato supplizio. Il tutto come ho già detto sarebbe stato facilmente risolvibile con uno di quei banalissimi distributori di provette di cui sopra. Come dicevo grazie all’intelligenza di un medico e del suo staff io sono stata una delle persone che nel disagio sono state aiutate, ma immaginate se la cosa fosse accaduta ad un disabile, ad un anziano o ad una persona meno fortunata che non avesse avuto la possibilità di incontrare un medico umano, corretto ma  soprattutto con un’intelligenza così flessibile?!? Lascio a voi tirare le conseguenze soprattutto se l’ufficio relazioni col pubblico nulla può con i reclami degli utenti. Il mio augurio a questo punto e in questi tempi difficili è di non avere paura di denunciare anche banalità come questa perché è dalle piccole cose che si costruiscono le grandi e che non vengano mai meno le caratteristiche che fanno di una persona un UOMO  perché ognuno di noi per quanto possa sembrare insignificante è portatore di valori senza i quali una società che si chiami tale non può prescindere.
F.to 
Elisabetta Russo
La Sinistra per L’Altra Rovigo
Livio Ferrari Sindaco

venerdì 1 maggio 2015

Rizzi: la Sanità vista dai 5 Stelle

Il nostro obiettivo è di arrivare alle Regionali con un programma diverso dagli altri, non più quanto spendere ma come spendere. 
Questa Nuova politica sanitaria sarebbe finalmente figlia di quel valore sociale, che prevede la scelta delle figure apicali aziendali  secondo un criterio di meritocrazia e capacità, che ne trova applicazione nel rispetto della legge 502/92 che parla di "tecnici" e non di "politici".
Noi 5 stelle diciamo che bisogna si razionalizzare  il modello organizzativo delle alte specialità secondo il principio delle reti cliniche integrate (HUB e SPOKE), però armonizzando le funzioni negli ospedali periferici (SPOKE) in linea con le esigenze delle aree ad “alta sensibilità sanitaria” così come contemplato nel Piano sanitario regionale dovuto alla particolarità di conformazione del territorio, come ad esempio gli ospedali di Trecenta , Adria e Porto Viro. 
Rovigo deve essere e rimanere un ospedale di riferimento (Hub) per la cura delle complessità. Vogliamo anche una verifica approfondita ed indipendente della qualità delle prestazioni offerte dalle strutture e dai reparti ospedalieri, anche alla luce della spending review in cui sono stati previsti, razionalizzazioni, blocco delle assunzioni, etc. 
Vorremmo conseguentemente la predisposizione di un piano di miglioramento per le strutture e i reparti maggiormente sofferenti, associato ad superamento del blocco del turnover per il personale sanitario di assistenza, portando il rapporto ad almeno 1 nuovo assunto ad ogni 2 cessazioni, per contenere l’impoverimento progressivo dei servizi offerti al cittadino. 
Dobbiamo bloccare i continui tagli e conseguente impoverimento degli ospedali  polesani, e di sicuro il privato non è l’alternativa che vogliamo.
Se a tutto questo aggiungiamo che gli enti locali devono essere maggiormente coinvolti nelle politiche sanitarie regionali e diciamo che vogliamo la partecipazione dei cittadini alla formulazione del Piano Sanitario di Zona e la costituzione di un tavolo di lavoro permanente con il territorio tra Cittadini e Conferenze dei Sindaci e la Regione, è chiara la posizione dei 5 stelle che vogliono una Sanità con i cittadini al centro.

Rizzi Federico
Candidato Consiglio Regionale 
per Rovigo e Polesine 


lunedì 27 aprile 2015

Comitato per l'Articolo 32: bisogna fare chiarezza sul futuro dei servizi sanitari ad Adria e in tutto il Polesine.

In campagna elettorale tutti pronti a ricordarsi della sanità, salvo adattarla di volta in volta alla residenza anagrafica dell'elettorato a cui ci si vuole rivolgere. 
Questo è il turno delle regionali ed occorre tirar su voti da tutto il Polesine, quindi la propaganda si
sposta sul numero di Usl a cui la nostra terra avrebbe diritto.
Salviamo le due Usl, la 18 e la 19, o le accorpiamo e ne facciamo una unica? 
Il Comitato per l'Articolo 32 crede seriamente che questa sia una questione ormai superata dai fatti e che l'ostinazione a riproporla non serva ad altro che a distrarre l'attenzione dal problema vero, ossia: che fine faranno l'ospedale di Adria e come si presenterà la sanità del futuro nel nostro comune? Negli ultimi anni abbiamo assistito, davanti all'inerzia della politica locale, al trasferimento a Rovigo dell'anatomia patologica, di cui oggi ad Adria rimane solo il laboratorio, allo spostamento della microbiologia che nel nostro nosocomio è rimasta solo per gli esami di routine; dipendono da Rovigo il centro trasfusionale e l'emodialisi, abbiamo un reparto cardiologia senza primariato, buchi organici cronici e, ciliegina sulla torta, perfino l'archivio sta per essere trasferito nell'ospedale del capoluogo. Per non parlare poi del problema dei medici di base già ampiamente sollevato dal nostro Comitato. Intanto la casa di cura privata di Porto Viro mantiene il Pronto Soccorso pur non essendo riconosciuta come presidio ospedaliero; un Pronto Soccorso non supportato dai reparti necessari ad affrontare tutte le situazioni di emergenza che si possono presentare. 
Il risultato è un pellegrinaggio di ambulanze che dal basso Polesine vanno a Porto Viro per poi ripartire con il loro carico alla volta di Adria e Rovigo, rischiando di perdere tempo prezioso. 
Nel raggio di 30 km abbiamo due Usl con tre ospedali pubblici che rischiano di essere tutti incompleti e incapaci quindi di intervenire nelle urgenze con la necessaria tempestività ed efficacia, a tutto vantaggio dei nuovi mostri che stanno sorgendo fuori provincia come l'ospedale di Schiavonia ad Este.
Dai nostri politici locali che si stanno preparando per la campagna elettorale vorremmo sapere, chiaramente e aldilà della propaganda, quale visione essi abbiano della sanità adriese, come intendano agire per tutelare i servizi alla popolazione e come immaginano il futuro del nostro ospedale.
Michela Grotto
Comitato per l'Articolo 32 - Sanità e Sociale

venerdì 24 aprile 2015

Rovigo, Cristiano Pavarin fa chiarezza sulla differenza tra strutture ambulatoriali integrate ed ospedali di comunità. Comprendere la Sanità come cambierà la Sanità per comprendere i nostri diritti.

"Le nuove strutture di medicina di gruppo integrate rappresentano indubbiamente una buona soluzione allo scopo di trasferire i servizi sanitari direttamente nel territorio, attraverso prestazioni eseguite in regime di ambulatorio che saranno molto utili per i cittadini.
Ma non’è corretto definirli come 'ospedali di comunità'" spiega Cristiano Pavarin di Coscienza Comune, a proposito di uno scorretto indistinto uso delle denominazioni ad uso dei media.
"Purtroppo gli ospedali di comunità sono strutture volute dalla regione attraverso l’istituzione del nuovo piano socio-sanitario, che prevede il parziale trasferimento dei posti letto per acuti tagliati dai reparti." continua, riferendosi ai posti letto ospedalieri che noi tutti abbiamo imparato a conoscere come quei posti per coloro che subiscono un ricovero per un breve periodo e vengono poi dimessi per guarigione o essere poi curati adeguatamente a casa propria.
"È bene ricordare che tra non molto nel Polesine saranno in funzione circa 112 posti letto presso le stesse strutture intermedie  e che ogni giornata di ricovero oltre il trentesimo giorno sarà garantita attraverso il pagamento di un ticket giornaliero che può arrivare fino a 55 euro giornalieri. Saranno a carico dei cittadini anche le spese (ticket) per prestazioni ambulatoriali e di diagnosi che risulteranno necessarie" precisa Pavarin, dando contezza di una realtà che vede i posti letto degli ospedali ridursi e trasformarsi in posti a pagamento.
"Il nuovo piano socio sanitario del Veneto, che avrà durata fino al 2015, prevede un taglio di posti letto per la nostra Provincia di 211 unità e successivamente verranno individuati 107 posti letto di struttura intermedie, denominati ospedali di comunità. Nel territorio di competenza dell’Ulss 18 ,a fronte di un taglio lineare pari a 168 posti letto per acuti ,in regime di ricovero ospedaliero, verranno creati 69 posti letto in ospedali di comunità, suddivisi tra il San Luca di Trecenta e il nuovo Policlinico, mentre all’Ulss 19 i tagli ai posti letto ospedalieri saranno 43 con conseguente ripristino di 38 nelle strutturi ospedale comunità,suddivisi tra l’ospedale cittadino di  Adria  e la struttura di Porto Viro".

giovedì 16 aprile 2015

Cristiano Pavarin di Coscienza Comune: per i ricoveri oltre i trenta giorni la Regione chiederà ai pazienti il pagamento di una somma giornaliera.

Una delle caratteristiche della nuova programmazione regionale in ambito sanitario, deliberata attraverso il piano sanitario regionale è lo spostamento dei posti letto dall’ospedale al territorio. In questo contesto nascono gli ospedali di comunità.
Abbiamo voluto approfondire questo argomento che, a differenza dell’astrattezza dei termini normativi, inciderà moltissimo sulle nostre aspettative di cura e per questo abbiamo rivolto a Cristiano Pavarin di Coscienza Comune alcune domande specifiche.


D: - Cosa sono gli ospedali di comunità?


R: - Gli ospedali di comunità sono strutture o reparti all’interno di strutture ospedaliere esistenti che serviranno a garantire le cosiddette “cure intermedie” ovvero le cure necessarie per quei pazienti che sono stabilizzati dal punto di vista medico ma che non richiedono assistenza prettamente ospedaliera, ma sono ancora instabili per poter essere seguiti in regime ambulatoriale, a domicilio o in una struttura residenziale e che hanno problemi che si risolvono in un certo periodo di tempo, quindi una sorta di via di mezzo tra l'ospedale e la casa di riposo. 

D: - Sono previsti ospedali di comunità nel Polesine?


R: - Nel territorio di competenza dell’Ulss 18 ,a fronte di un taglio di 168 posti letto in regime di ricovero ospedaliero, verranno creati 69 posti letto in ospedali di comunità. Mentre all’Ulss 19 i tagli ai posti letto ospedalieri saranno 43 e creazione di 38 nelle strutture ospedaliere comunità. Per l’ULSS 18 già entro il 2015 ci saranno 30 posti presso l’Ospedale San Luca e 25 posti presso la Casa di Cura Città di Rovigo. Per l’Ulss 19 i posti creati saranno suddivisi tra ospedale di Adria e struttura privata di Porto Viro. Nel frattempo, ci saranno i tagli di quelli ospedalieri.

D: - Quindi questi posti, che erano posti ospedalieri prima del nuovo Piano Sanitario veneto, non copriranno tutti quelli tagliati. Quanti saranno in totale?
R: - Il nuovo piano socio sanitario del Veneto, che ha durata fino al 2015, prevede un taglio di posti letto per la nostra Provincia di 211 unità. In seguito a questi tagli verranno individuati 107 posti letto di struttura intermedie, i cosiddetti ospedali di comunità.

D: - Cosa significherà, in 5 punti, per i pazienti essere ricoverati in un ospedale di comunità anziché in un ospedale?

R: - 1) Si parla di  pazienti stabilizzati da un punto di vista medico, che non richiedono assistenza ospedaliera ma che risultano troppo instabili per poter essere curati solo in regime ambulatoriale o residenziale con problemi che si risolvono in un periodo limitato ma non brevissimo di tempo e che abbisognano di una soluzione temporanea qualora lo stato di salute ed il contesto familiare non consentano il mantenimento del paziente al proprio domicilio. Si tratta di situazioni di salute molto comuni e che tutti noi abbiamo vissuto accanto a qualche familiare: patologie geriatriche, lungodegenze per riabilitazioni in seguito ad infortuni incidenti o ictus, patologie croniche ed altre.
2) Chiarezza sulle strutture intermedie che dovrebbero sopperire al taglio dei posti letto previsto nelle schede ospedaliere non ne è mai stata fatta pubblicamente. Ma ad una attenta lettura della DGRV 2718 del 24/12/2012 risulta chiaro quali possono essere le tipologie di strutture intermedie: ospedali di comunità, hospice e unità riabilitativa territoriale, per le quali è prevista la compartecipazione alla spesa da parte del cittadino per la quota alberghiera (la parte di spesa cosiddetta sanitaria è a carico della Regione).
3) La programmazione regionale non si limita alla riduzione dei posti letto negli ospedali (si parla di circa 1700 posti letto per tutta la Regione) ma chiede anche alle azienda sanitarie che le schede territoriale vengano programmate a parità di risorse. Si potrebbe quindi ipotizzare sempre più chiaramente che una parte del costo dell’assistenza socio sanitaria ricadrà sui cittadini mediante forme di compartecipazione, attraverso il pagamento di una quota alberghiera. Dal trentesimo giorno i costi saranno di 25 euro più 10 nel caso sia garantito presidio medico 24 ore su 24 e di 45 euro più 10 euro dal sessantesimo giorno. Trattandosi di pazienti lungodegenti i trenta giorni di ricovero verranno spesso superati.
4) Sottolineiamo inoltre che non trattandosi di degenti in regime di ricovero ospedaliero, saranno a carico dei cittadini anche le spese (ticket) per prestazioni ambulatoriali e di diagnosi che risulteranno necessarie.
5) Viene, quindi, di fatto introdotto il ticket sul ricovero, semplicemente non facendo più risultare l’assegnazione di un posto letto come ricovero ospedaliero ma come ospitalità al di fuori dell’ospedale. E una tra le preoccupazioni è che nel futuro il sistema del libero mercato (con posti letto autorizzati ma con rette intere, comprensive della quota alberghiera ed anche di quella sanitaria) venga attuato anche per gli ospedali di comunità costringendo le famiglie al pagamento di rette insostenibili, per cui molti rinuncerebbero alle cure.

D: - Qual è il potere di decisione e intervento dell’Amministrazione Comunale per difendere i diritti dei propri cittadini da diminuzione e soppressione di servizi socio-sanitari sul proprio territorio?

R: - Le Amministrazioni Comunali all'interno della Conferenza dei Sindaci approvano e redigono il Piano di Zona determinando nei fatti le linee di indirizzo e di intervento rispetto alle politiche socio-sanitarie nel territorio.

D: - Quali sarebbero le azioni attuate in tal senso in caso di elezione a Sindaco del candidato Livio Ferrari e di governo cittadino della vostra coalizione?

R: - Il Comune di Rovigo, in qualità di Comune capoluogo, essendo anche il Comune più popolato del territorio Ulss 18, deve ritrovare un ruolo guida nella Conferenza dei Sindaci. L'obiettivo primario sarà quello di stimolare la condivisione progettuale, anche attraverso un confronto serrato con la Regione, che non può ignorare che trasferire questo tipo di spesa a carico dei Comuni e anche dei pazienti ha delle conseguenze molto gravi. Non bisogna scordare che mentre la popolazione giovane, nelle giuste aspettative, dovrebbe fruire poco degli ospedali di comunità, gli stessi posti letto che prima erano posti ospedalieri saranno per lo più usufruiti dalla popolazione anziana che, quindi, dal punto di vista economico sarà la più colpita. Sarà nostra cura verificare inoltre se la norma sugli ospedali di comunità sia esista profilo di anticostituzionale l'articolo 32 della Costituzione Italiana sancisce che la salute è diritto universale e deve essere garantita a tutti i cittadini.


martedì 14 aprile 2015

Rovigo, Michela Grotto: la sanità è centrale per chi amministra

Nella lotta all'ultimo sangue per accaparrarsi lo scranno di Palazzo Balbi non poteva mancare il tema della sanità, diventato improvvisamente uno degli argomenti di punta dei due contendenti più accreditati.

Il segnale di partenza l'ha dato Renzi facendo un'affermazione sul numero di usl per regione rapportato al numero di province, chiaramente riferita al Veneto.

Parte dunque da qui l'asta al rilancio per decretare chi, tra i candidati presidente in corsa, abbia più a cuore la salute dei veneti.

Peccato che ci si trovi davanti all'ennesima operazione propagandistica offerta da due partiti che hanno permesso, ognuno giocando le sue carte, l'adozione di un piano socio sanitario che va nella direzione della trasformazione dell'assistenza sanitaria da diritto a privilegio.

Il territorio del Polesine, riconosciuto sulla carte come area a bassa densità abitativa con specificità da salvaguardare, a distanza di tre anni non solo non ha avuto alcun beneficio da quel piano sanitario, ma sta continuando a perdere pezzi, mentre restano lettera morta gli ambulatori dei medici di base aperti, se non 24 ore al giorno come promesso, almeno 12.

Innegabile la responsabilità delle amministrazioni comunali e delle conferenze dei Sindaci, incapaci di difendere uno dei servizi più essenziali per la nostra popolazione. La lista civica Liberi Cittadini, in cui si presentano tre esponenti del Comitato per l'Articolo 32, oltre a me, Lucilla Palmisano e Vanni Destro, considera la sanità uno dei pilastri di una buona amministrazione per le tante implicazioni nella vita dei cittadini che comporta.

Di sanità abbiamo bisogno tutti dal momento in cui apriamo gli occhi a quello in cui li chiuderemo e mai, mai, dobbiamo essere lasciati soli.

Tutto ciò senza dimenticare che tra ambulatori, ospedali, servizi d'assistenza e indotto, la sanità rappresenta il maggior datore di lavoro per la nostra gente, gente che sta pesantemente pagando gli effetti di una crisi in merito alla quale i partiti tradizionali si sono dimostrati incapaci di proporre soluzioni.

Michela Grotto


Liberi Cittadini per il Polesine

giovedì 9 aprile 2015

Adria, Impegno per il Bene Comune chiede ai candidati al consiglio regionale e ai sindaci locali una posizione a difesa del mantenimento dell'ULSS 19

Il movimento Impegno per il Bene Comune richiama l’attenzione sulla rischiosità della proposta di previsione di un’unica ULSS per provincia che si ripete nei programmi elettorali di diversi candidati presidenti di Giunta regionale del Veneto.
Impegno per il Bene Comune, pertanto, chiede ai candidati  locali alle prossime elezioni regionali, appartenenti a tutti gli schieramenti politici, un impegno pubblico ad esprimersi a favore dell’Ulss 19 e dei suoi servizi, ma non solo, a parlare e confrontarsi con i cittadini e gli elettori sulle questioni sanitarie, sulle eccellenze così come sulle criticità (è il numero delle Ulss il problema della Sanità in Veneto? Quali sono ad esempio i debiti dell’Ulss18 rispetto all’Ulss19? Una Ulss piccola può essere virtuosa e contenere le spese in modo migliore rispetto ad una più grande) ed attraverso proposte concrete da portare avanti per il bene dei cittadini del nostro territorio (investire e potenziare alcuni servizi dell’Ospedale di Adria in modo da costruire una o più eccellenze appetibili a pazienti che provengano non solo dal Polesine).
La storia recente dell’alto Polesine, di Cavarzere e dell’alto Ferrarese  ha dimostrato che i risparmi promessi dal taglio delle cariche di dirigenti non sono rimasti sul territorio per migliorare i servizi socio-sanitari.
Sono rimaste, invece, le macerie  per i cittadini, che si sono dovuti organizzare in comitati per la difesa del poco rimasto, dopo una letterale desertificazione dell’offerta sanitaria precedente alle unificazioni.
Per questo Impegno per il Bene Comune, nel ribadire la difesa dei servizi esistenti, chiede pari dignità rispetto agli altri territori del Veneto ed esige quello che la Regione Veneto aveva annunciato e promesso: l’istituzione, presso l’Ospedale di Adria, dei posti letto integrati sul territorio a fronte del taglio dei posti letto per acuti stabilito nelle schede ospedaliere.
Impegno per il Bene Comune in tal senso chiede alla Conferenza dei Sindaci dell’Ulss19 di esprimersi a difesa dell’azienda e dei servizi socio sanitari erogati, oltre che di prendere in considerazione, insieme al direttore Girardi, ogni proposta per migliorarli, potenziarli e innovarli, anche con iniziative minimali ma di grande efficacia, quali la creazione e gestione di cartelle cliniche on line per i cittadini del Delta, consultabili ed utilizzabili dai cittadini durante tutto l’arco della loro vita, dal medico di famiglia e dai servizi territoriali per il percorso di analisi, vaccini ed operazioni.
Tutto ciò si rende ormai un’esigenza incontrovertibile anche per rendere concreto il riconoscimento della specificità, determinata dalla Commissione Sanità della Regione Veneto, del Delta e del Polesine quale territorio unico per conformazione, per vie di comunicazione, e per la media dell’età.

Impegno per il Bene Comune

mercoledì 1 gennaio 2014

Il Motoclub “Fiamme del Polesine” Donazione Pediatria Adria del

Anche il mese di dicembre è stato strapieno di impegni per il Motoclub Fiamme del Polesine, sempre presente nelle pediatrie della nostra Provincia, come dimostrato i primi giorni del mese dove sono stati montati ed addobbati simboli del natale: nella pediatria di Adria il consueto albero di natale, mentre nella pediatria di Rovigo grazie all’allestimento del presepe da parte della Sig.ra Casaro Luciana viene portato uno splendido presepe.
Venerdi 20 dicembre Babbo Natale si è portato nella pediatria di Rovigo per omaggiare i piccoli degenti, e sabato 21 dicembre, si è presentato per consegnare una poltrona in dono a reparto della pediatria di Adria, acquistata con il ricavato dell’evento del 2 giugno a Ceregnano e con il contributo dei bambini dell’Istituto Comprensivo Rovigo 3, G.B. Casalini Scuola Secondaria di Primo Grado e della professoressa Marina Benà Bondesan.
L'acquisto di una poltrona è stato pensato al fine di sostenere la permanenza dei genitori accanto ai piccoli degenti.
Alla consegna della donazione erano presenti autorità civili e militari, quali il Comandante della Compagnia Carabinieri di Adria, il Comandante della Polizia Locale di Adria, il personale della Guardia di Finanza, il Direttore dell’Ospedale con la Primaria del Reparto e il Cappellano militare dell’Arma dei Carabinieri che, oltre a benedire la poltrona donata, il Babbo Natale presente che ha omaggiato tutti i bambini del reparto e il reparto stesso, ha ricordato a tutti il vero senso del Natale.
Prima di rendere omaggio dell'acquisto fatto per il reparto di pediatria di Adria, la donazione è stata illustrata al sindaco del Comune di Ceregnano Ivan Dall’Arain.
Per qualsiasi informazione si può visitare il sito web www.fiammedelpolesine.it, o scrivere a: info@fiammedelpolesine.it, oppure chiamare direttamente la Segreteria all’utenza 345.591.8002.

sabato 21 dicembre 2013

Strutture per anziani non autosufficienti: Cristiano Pavarin risponde alle domande dell'Avvocato Guarnieri sul meccanismo dei posti a libero mercato

Il consigliere comunale Aldo Guarnieri, chiede sia fatta chiarezza rispetto alla questione degli ospiti non autosufficienti a libero mercato dell'Iras.
Personalmente non entro nel merito della singola questione, ma ritengo doveroso trattare il tema nella sua integrità.
Mentre condivido in pieno le sue preoccupazioni rivolte nei confronti di chi è costretto a pagare rette esorbitanti pur di trovare un posto in una struttura adeguata, credo che il tema meriti comunque di essere approfondito, anche sotto l'aspetto giuridico-amministrativo.
Sono convinto di come lo stesso Guarnieri e chiunque altro ricopra incarichi istituzionali vicini alla gente dovrebbe chiedersi, anche attraverso i dovuti approfondimenti legali, i motivi che determinano quel particolare tipo di ospitalità e quale sia il riferimento giuridico che regola la materia in tema di assistenza socio sanitaria.
Gli ospiti a libero mercato sono persone anziane, alle quali è stata riscontrata una condizione di non autosufficienza da parte di un'apposita commissione multidimensionale, motivo per cui hanno il diritto sancito dalla legge di essere assistiti e curati presso idonea struttura convenzionata con la Regione.
La normativa vigente in materia (Dpcm 14 febbraio 2001), prevede che il 50% del costo della retta di ricovero per gli anziani non autosufficienti debba essere finanziata a favore di tutti gli aventi diritto, da parte della Regione, attraverso un contributo personale continuativo, denominato quota sanitaria, mentre l'altro 50%, la quota alberghiera, rimane a carico dell'ospite.
Nel Veneto, purtroppo questo non accade compiutamente, tanto che una parte considerevole di persone non autosufficienti sono costrette al pagamento di costi esorbitanti anche se in alcuni casi, vengono finanziate le forme di contributo che cita giustamente Guarnieri, ma che comunque non basterebbero per recuperare il dovuto.
Si informi, l'amico Aldo, per rendersi conto, anche attraverso la riconosciuta competenza giuridica che esercita nella sua professione di avvocato, di come la Giunta regionale del Veneto, nonostante abbia recentemente aumentato il numero dei posti accreditati nelle strutture autorizzate, portandoli a un totale di 36mila, si limita a finanziare solamente 24mila impegnative sanitarie, lasciando scoperti in questo modo 12mila posti potenzialmente trasferibili nel libero mercato.
Con questo tipo di ricoveri i costi previsti a carico degli ospiti non autosufficienti (persone che per loro condizione di salute devono essere assistite e curate) e delle loro famiglie, che variano dal tipo di struttura da un minimo di 2100 a un massimo di 3200 euro mensili (un lusso che pochi possono permettersi,o che costringe alla rinuncia dei beni)!!
E' altrettanto vero che i posti letto nelle strutture del territorio di competenza dell'Asl 18 nel medio alto polesine, sono circa 1500, ma le impegnative sanitarie previste dalle delibere regionali ne finanziano poco più di 1050, e, quindi, la differenza determina la lista l'attesa, nella speranza che si liberi un posto in convenzione, lasciato libero per effetto di un lutto, magari del vicino di stanza.
Credo sia giunta l'ora di chiarire, a tutti i livelli istituzionali come vengano governate queste importanti tematiche sociali, che nei prossimi anni potrebbero avere effetti devastanti dato il progressivo invecchiamento della popolazione.

Cristiano Pavarin

lunedì 16 dicembre 2013

Padrin, Mainardi, Bendinelli, Sernagiotto (Forza Italia): “Salviamo le borse di studio per i medici in formazione specialistica delle università venete” Il Gruppo Regionale di Forza Italia presenta una mozione per chiedere al Governo di bandire 6mila nuovi contratti di formazione medica specialistica per l’anno 2013/2014 e si schiera contro la graduatoria unica per tutte le regioni.

Leonardo Padrin, Mauro Mainardi, Davide Bendinelli e Remo Sernagiotto, i quattro consiglieri di Forza Italia, hanno sottoscritto una mozione per rivolgere tre richieste al Presidente Luca Zaia e alla giunta regionale. “La prima – affermano i quattro - ad adoperarsi con ogni mezzo affinché il Governo provveda con urgenza a stanziare le risorse necessarie a bandire 6000 nuovi contratti di formazione specialistica per l’anno 2013/2014; la seconda, che vi sia un aumento dei contratti di specializzazione proporzionale all’aumento del numero dei laureati in medicina e chirurgia; e infine, a rappresentare a livello statale e al Miur la nostra contrarietà, la contrarietà del Veneto, alla prospettata “graduatoria unica” per l’assegnazione dei contratti di formazione specialistica in tutte le regioni”.
E’ infatti allo studio del MIUR la creazione di un'unica graduatoria nazionale per l'assegnazione dei contratti di formazione specialistica. “Con la conseguenza che i primi classificati al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione – spiegano i consiglieri - potranno scegliere la sede preferita, mentre gli altri dovranno accontentarsi di quelle rimaste libere. Questo sistema porterebbe molti laureati veneti ad essere costretti a specializzarsi in altre parti d'Italia con aggravio delle spese regionali per formare medici che poi non lavorerebbero sul loro territorio”.
La mozione arriva in risposta a dati precisi e preoccupanti per il futuro della specializzazione medica italiana, a cominciare dalla crescita costante del numero degli accessi al corso di laurea in medicina. “Basta pensare – aggiunge il capogruppo di Forza Italia e presidente della V Commissione Sanità Leonardo Padrin – che si è passati dalle circa 7800 unità dell’anno accademico 2007/2008 alle oltre 10500 unità dell’anno accademico 2013/2014. Aumento a cui corrisponderà, nei prossimi anni, una conseguente crescita del numero dei laureati in medicina, destinato a superare le 9000-9500 unità per anno accademico”.
La mozione inoltre, tiene conto che nei prossimi 10 anni sono previsti massicci pensionamenti fra i medici dipendenti o convenzionati con il SSN, Servizio Sanitario Nazionale, (48% degli occupati in regime di dipendenza dal SSN e dalle Università, 62% dei medici di Medicina generale, il 58% dei Pediatri Libera Scelta e 55% degli Specialisti Convenzionati). Pensionamenti che, se non adeguatamente sostituiti con personale medico e specialistico, rischiano di sguarnire di risorse umane il Servizio Sanitario Nazionale, per cui verrebbe a mancare l’adeguata erogazione delle prestazioni assistenziali essenziali con un peggioramento della qualità dell’assistenza che minerebbe le stesse fondamenta dei servizi sanitari italiani.
I consiglieri di Forza Italia ricordano inoltre nella mozione che il numero di nuovi contratti di formazione medica specialistica è in diminuzione e, solo nell’ultimo periodo, si è passati dalle 5000 unità nell'anno accademico 2011/2012 a 4500 unità nell'anno accademico 2012/2013; che lo stanziamento attuale per contratti di specializzazioni per il 2013/2014 è sufficiente a garantire circa 2500 nuovi contratti a fronte dei circa 7500 laureati in medicina che il prossimo anno cercheranno di accedere alla formazione post-laurea.
“Per quanto riguarda la nostra regione – aggiungono i quattro – dei circa 2500 posti nelle scuole di specializzazione previsti a livello nazionale per l’anno accademico in corso, solo 189 verranno assegnati al Veneto, contro un fabbisogno di 602 unità. Le giovani generazioni di medici che non accederanno alla formazione medica post-laurea sono destinati ad un ruolo professionale marginale nel nostro Paese – aggiungono – e molti emigreranno in Paesi esteri per completare la loro formazione.
“Forza Italia intende combattere il fenomeno della “fuga dei cervelli” e, se le cose non cambiano, - concludono i consiglieri - il nostro Paese potrebbe trovarsi nell’assurda necessità di professionisti mentre questi sono costretti a specializzarsi all'estero, anche in Paesi che non garantiscono lo stesso livello di preparazione rispetto a quella italiana”.