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martedì 5 aprile 2016

Una visione oltre: ad Adria tutta la modernità del Groto. Al via performance artistiche e conferenze del progetto Pro Loco

Per la città etrusca il mese di aprile si preannuncia ricco di stimoli culturali grazie a un interessante e coinvolgente progetto della Pro Loco di Adria,  curato e diretto da Tobia Donà (foto a sinistra) e Stefano Cagol (foto a destra). 

L'iniziativa, denominata Una visione oltre,  ruota attorno alla figura di Luigi Groto, scrittore adriese del '500, sensibile interprete di un territorio che riuscì a leggere in profondità, anche senza l'ausilio della vista  irrimediabilmente persa in tenera età. 

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Culturalmente 2015, trae spunto dall'etimologia del termine coesione, ovvero connessione, coerenza. Sarà Stefano Cagol, artista di fama internazionale, a coordinare un gruppo di 15 artisti under 35 e a realizzare una serie di performance dalla forte valenza simbolica, che coinvolgeranno anche i cittadini. Questi eventi che avranno luogo nel mese di maggio, saranno preceduti da tre workshop ospitati nei locali attrezzati della Fondazione Bocchi il 23, 24 e 25 aprile. 

Tre le conferenze in programma negli stessi giorni, presso i locali della mansarda del Comune, rispettivamente tenute dal professor Antonio Lodo, dalla dottoressa Sandra Bedetti e da Alberto Felice De Toni, Rettore dell'Università di Udine. 

Per la città l'iniziativa sarà occasione di riflessione e porterà alla creazione di numerosi video sulla città, a partire dalle suggestioni suscitate dalla figura di Groto e che saranno diffusi nel web. 
Dalla coesione tra istituzioni e associazioni locali scaturiranno tre spettacoli pubblici, destinati ad essere condivisi attraverso i social media e ad essere fruiti da un vasto pubblico. 

Non è stata trascurata la necessità di trasmettere alle nuove generazioni un'accurata conoscenza di Groto: tra i giovani artisti ci sarà infatti chi si occuperà di riportare alla luce la figura dell'illustre scrittore adriese attraverso i fumetti. 

Adria, Impegno per il Bene Comune: proprio la gestione Barbujani-Simoni-D’Angelo responsabile dei moltissimi soldi spesi per consulenze e incarichi esterni senza rotazione tra professionisti

Il proclamato spot elettorale “stop agli incarichi esterni” della Giunta Barbujani è la classica “chiusura della stalla quando i buoi sono ormai scappati”. Ma i buoi sono stati fatti scappare consapevolmente e oggi, come spesso è capitato in passato,  Bobo spera di salvarsi in extremis cercando di far dimenticare le responsabilità  della propria amministrazione.  

E’ invece proprio la gestione Barbujani-Simoni-D’Angelo ad essere  responsabile dei moltissimi soldi spesi in questi anni per consulenze e incarichi esterni, oltretutto senza aver cura di garantire il principio della rotazione tra i professionisti.

Erano tutti necessari quegli incarichi? Sono stati spesi bene quei soldi? Secondo Impegno per il Bene Comune la risposta è no. Emblematico è stato l’incarico, oneroso, per la progettazione del rifacimento di Piazza Oberdan, quella del pozzo: progetto voluto dalla giunta e pagato dal Comune, ma progetto inutile perché quei  lavori, fortunatamente, grazie a una raccolta firme, non sono mai stati realizzati.

Ma le stesse domande potremmo farle relativamente ad un’opera che sta assorbendo da anni milioni di Euro, che doveva essere inaugurata circa un anno fa, mentre invece si è trascinata fino ad oggi, per i cui incarichi professionali sono stati spesi centinaia di migliaia di Euro: il Teatro Comunale. 

Qui singolare è stato il percorso fatto dall’Amministrazione Comunale assieme ai consulenti esterni incaricati,  con la scelta di dare la precedenza alla facciata piuttosto che al palco nel primo stralcio. 

Dopo una nostra segnalazione si è pensato a risolvere l'allontanamento e lo smaltimento delle acque, con la conseguente necessità di dover sanare i vizi che, a lavori ancora in corso, sono stati provocati dalle infiltrazioni, danneggiando le stesse finiture appena realizzate. E come è stato garantito alla fine l’allontanamento delle acque della terrazza? 
Bucando i parapetti  con tubi pluviali che scaricano direttamente dall’alto proprio in corrispondenza delle porte di ingresso in particolare sopra la biglietteria,  creando inoltre problemi all’impianto di illuminazione esterna che non sembra più funzionare perfettamente.

Ma ciò che risulta veramente incomprensibile, e che getta un’ombra sul criterio seguito nell’organizzazione dei lavori, è il motivo per cui solo adesso, a ridosso della più volte annunciata inaugurazione, si stiano eseguendo opere per l’adeguamento ai fini della sicurezza antincendio  (come recita il cartello all’esterno del teatro) che, deve essere garantita in occasione della preapertura per la Festa Giovani di metà aprile.  

Non si capisce inoltre perché, tra questi lavori di adeguamento antincendio, l’importo che dovrebbe essere preponderante non sia, come  dovrebbe essere,  quello della parte impiantistica, ma quello della parte strutturale, che ammonta a ben 131.543,00 Euro. 

Forse anche qui si stanno eseguendo solo ora interventi che dovevano essere eseguiti prima, con la necessità di effettuare oggi lavori in più proprio perché non previsti o non collocati correttamente nella sequenza temporale delle opere? 
Perché non si è scelto di rinnovare il certificato prevenzione incendi precedente durante la chiusura del teatro aggiornando la manutenzione e i lavori necessari, economicamente c'è stato un vantaggio?

Alla luce di tutto ciò non sarebbe stato meglio che il comune avesse deciso da subito di coordinare direttamente i lavori risparmiando in incarichi esterni ed evitando  di spendere in opere fatte, disfatte e rifatte, invece di ascoltare la giunta proclamare demagogicamente solo adesso di voler stoppare le consulenze?

giovedì 31 marzo 2016

Impegno per il Bene Comune: la via etica della seta può passare per Adria

Per secoli in Italia il frusciare della seta accompagnava il pigro incedere del grande fiume lungo tutta la pianura padana. Ma prima del frusciare si sentiva, nei primi mesi della primavera, l’incessante e frenetico masticare dei bachi da seta che giorno e notte, prima di chiudersi nel prezioso bozzolo, divoravano, infaticabili, le foglie dei gelsi. 

I gelsi abbondavano in tutte le campagne perché era l’unico cibo di cui si nutrivano i bachi. 
Morus alba, o comunemente chiamato gelso bianco, era così diffuso nelle campagne della pianura da vederne il paesaggio profondamente diverso da quello che oggi conosciamo.

Poi arrivano le grandi guerre e la bachicoltura riceve il primo contraccolpo, ma nonostante tutto nel Veneto, negli anni ’50, c ‘erano circa 4000 aziende agricole che allevavano bachi da seta, integrando, così, il magro reddito dei contadini e mezzadri. 

Nel Veneto i bachi da seta erano soprannominati “cavalieri” forse perché nascevano il giorno di San Gregorio, il cavaliere che uccide il drago, o perché quando sono vicini alla filatura i bachi muovono la testa e tracollano come cavalieri. Intanto si affinano le tecniche per la produzione delle fibre sintetiche, la Cina investe in allevamenti intensivi nelle immense campagne utilizzando manodopera a costi bassissimi, e per finire negli anni 70 un principio attivo il Fenoxycarb, contenuto in un pesticida distribuito sui frutteti che per deriva andava a finire sulle foglie di gelso, innescò la sindrome da mancata filatura del baco della seta. 

Seguirono anni di battaglia per vietare l’uso del pesticida e , alla fine, permisero di bandire in Italia l’uso del pesticida, ma, ormai, era troppo tardi quasi tutti gli allevamenti di bachi da seta avevano chiuso i battenti. 

Oggi abbiamo perso quasi memoria di come s’allevano i bachi da seta, ma grazie ad un grande lavoro compiuto a partire dal 1871 dal CRA, ente ricerche agricole di Padova, le tecniche e i bachi per produrre la seta sono a disposizione di tutti. Recentemente alcuni hanno puntato la loro attenzione sul mercato della seta che, nonostante sia di nicchia, può dare buone soddisfazioni imprenditoriali.

I produttori cinesi a causa del grande boom economico si stanno spostando dalle campagne alle città e l inquinamento sta uccidendo i loro alberi di gelso, perciò la produzione di seta cinese inizia a diminuire sensibilmente e il costo del tessuto aumenta a causa della sempre maggiore richiesta dei mercati mondiali. 

Tutto ciò lascia spazio a chi in Italia vuole tornare in pista puntando sulla bachicoltura.
Martino Cerantola, presidente di Coldiretti Veneto ha presentato, recentemente, l’Associazione nazionale gelsibachicoltura rifondata per riproporre in chiave moderna la grande tradizione del nord est , che tramite il Programma di sviluppo rurale 2014-2020 contribuisce all’ammodernamento delle aziende sia per quanto riguarda le strutture che le attrezzature. 

Finanziamenti europei incoraggiano il recupero di attività biocompatibili e tradizionali del territorio, oppure sostengono con un contributo di circa 133 euro per telaino, ovvero ogni 20.000 larve allevate, con una produzione minima di 20 kg di bozzolo fresco.

Intanto tra Padova, Treviso e Vicenza alcune giovani Statup fanno rete e nei 28 giorni di vita che il baco impiega a tramutarsi in falena l’attività è frenetica perché di questo piccolo insetto non si spreca niente: la crisalide viene usata nei mangimi animali e si fa anche olio industriale per la cosmesi.

Impegno per il Bene Comune è convinta che una nuova etica imprenditoriale e più attenta all’ambiente, permetterà di reinterpretare ciò che eravamo in chiave moderna permettendo, in tal modo, di uscire da questa fase di stallo.

Impegno per il Bene Comune

giovedì 24 marzo 2016

Volo Libero: mille lanterne per ricordare Angelo D¹Arrigo al tramonto del 26 marzo

Al tramonto del 26 marzo centinaia di lanterne si alzeranno in volo da tutte le montagne che conobbero le imprese di Angelo D'Arrigo, a partire dall'Etna a due passi da casa sua, fino all'Everest ed all'Aconcagua.

D'Arrigo, nato a Catania e cresciuto a Parigi, fu pilota di deltaplano e di parapendio, mezzi con i quali si pratica il volo libero, cioè senza motore, ma apprese anche a pilotare il deltaplano a motore. Stabilì diversi record e vinse titoli mondiali. Fu un pilota particolare, curioso, attratto più dalla lotta per il superamento dei propri limiti, che non dalla competizione.

In un suo libro si legge: "Spingendo quotidianamente i nostri limiti, riusciamo, a piccoli passi, a superare le paure che ci vietano il possesso della nostra esistenza."
Così, rientrato adulto a Catania, si mise in cielo per mettere in pratica i suoi principi, ma non fu un percorso facile. Racconta in un libro di momenti tristi, come l'incidente nel corso di una gara e la prigione di Gheddafi dove fu rinchiuso per aver violato lo spazio aereo libico durante una traversata dalla Sicilia al Cairo in deltamotore.

Amò i rapaci, i grandi veleggiatori ed il loro volo istintivo sui quali compì approfondite ricerche. Condusse una nidiata di gru siberiane dal Circolo Polare Artico al mar Caspio, reintrodusse specie a rischio estinzione nell'Himalaya e in Sud America, aquile e condor allevati, "imprintati", da lui stesso.

Nella galleria del vento studiò il primo deltaplano della storia, la "Piuma" di Leonardo. Percorse il Sahara ed attraversò il Canale di Sicilia, sfiorò la vetta dell'Everest e volò fino a 9000 metri di quota sopra l'Aconcagua.
Mezzo preferito per le sue maggiori imprese il deltaplano senza motore, un'ala che si regge in aria sfruttando le correnti ascensionali. 
Poi il fatale 26 marzo 2006 a Comiso. Angelo s'imbarca come passeggero su un piccolo aereo con un pilota esperto ai comandi. Dopo alcune evoluzioni acrobatiche il velivolo si schianta al suolo. Aveva 45 anni ed ancora tanto da dare al mondo del volo libero.

Nel decimo anno dalla scomparsa, sul vulcano siciliano teatro delle prime imprese di Angelo D'Arrigo, nella zona dei monti Silvestri, gli sarà dedicata una scultura in pietra lavica, opera dell'artista Luca Zuppelli. La cerimonia è stata voluta dalla Fondazione Angelo D'Arrigo che ha coinvolto il Parco e la Funivia dell'Etna, l'area metropolitana di Catania ed il comune di Nicolosi che ospiterà il monumento. 
Ci saranno amici, parenti, autorità, la moglie Laura Mancuso, il figlio Gabriele e decine di associazioni culturali, sportive e d'ambientalisti a ricordare il campione.
Ci saranno migliaia di lanterne nei cieli di tutto il mondo.

Gustavo Vitali - Ufficio Stampa FIVL
Associazione Nazionale Italiana Volo Libero

lunedì 21 marzo 2016

Adria, Impegno per il Bene Comune: i fondi per la messa in sicurezza della Romea devono servire ad uscire dall’isolamento e a pensare al completamento della Transpolesana.

La notizia dei seicento milioni di Euro destinati alla messa in sicurezza della Statale Romea, tratto Venezia-Ravenna, non può e non deve lasciare indifferente la città di Adria e chi si propone per amministrarla.

Occorre fare alcune considerazioni, infatti, sul tratto della Romea che corre in provincia di Rovigo e sulle strade che vi si raccordano. Per una volta possiamo dire che la nostra Provincia  ha fatto la sua parte in passato, investendo risorse proprie per ridurne la pericolosità, ovvero eliminando gli incroci a raso e realizzando cavalcavia e svincoli nei comuni di Rosolina, Porto Viro, Taglio di Po, Ariano nel Polesine.

Lo stesso impegno non si è riscontrato nelle province di Ferrara e Ravenna e inadeguati sono stati anche gli investimenti della Provincia di Venezia, visto che, ad esempio  la strada che normalmente un cittadino adriese percorre per andare in direzione Venezia continua da anni ad inserirsi sulla Romea con un incrocio pericolosamente a raso e non regolato da impianto semaforico.

Nel momento in cui si legge che lo Stato mette a disposizione risorse finalizzate  alla messa in sicurezza per opere quali l’eliminazione  “delle intersezioni e incroci a raso e bretelle” è evidente che nelle province di Ravenna, Ferrara, Venezia  lo Stato dovrà realizzare quello che le stesse province non hanno fatto nel tempo, ovvero rotatorie e sovrappassi, mentre il rischio è che nella  provincia di Rovigo non venga fatto alcun investimento di questo tipo perché i polesani in passato hanno già provveduto autonomamente.

In pratica, se non ci si muove,  pochi di  quei seicento milioni di euro saranno riservati alle opere complementari  e integrative della “nostra”  Romea.

Eppure quando si parla di “bretella” si intende un raccordo sicuro , che garantisca una viabilità fluida sulle strade che si inseriscono sulla strada principale. Questo è quanto la Provincia, i comuni polesani e Adria dovrebbero chiedere e ottenere: una bretella sicura che colleghi Adria con la Romea.

La viabilità delle strade polesane in direzione est-ovest nel tratto Rovigo - Romea ha perso, infatti, da tempo quelle caratteristiche di sicurezza che garantiscono collegamenti agevoli e rapidi. Ammodernare il collegamento Adria - Romea significherebbe iniziare a sanare questa situazione e consentirebbe  alla nostra città e ai comuni vicini di uscire dall’isolamento proiettandosi concretamente verso  il  completamento della Transpolesana.

Leonardo Bonato
Impegno per il Bene Comune

sabato 19 marzo 2016

Referendum sulle Trivellazioni: Azzalin, Bisogna metterci il quorum. Sbaglia chi tenta di affossare la consultazione

Ora ancora di più: invitare ad astenersi sul referendum contro le trivellazioni, come ha fatto la segreteria nazionale, è un errore che pagheremo pesantemente come Pd. L’ennesima conferma di come il cumulo di cariche fra presidente del consiglio e segretario di partito produca un cortocircuito. Del resto, lo statuto del Pd prevede l’incandidabilità a segretari locali di quanti ricoprono cariche istituzionali. Abbiamo quindi il paradosso che l’assessore di un piccolo comune non può fare il segretario di circolo, ma il capo del Governo può essere al tempo stesso il segretario nazionale. 

In questa occasione, una volta di più si vede come, per compiacere il leader assoluto, parte del Pd abbia deciso di abdicare ai propri valori e principi e questo, da fondatore del Pd, non lo posso accettare in silenzio. Sulle trivellazioni non posso condividere questa posizione che contrasta, non solo con le battaglie che abbiamo condotto in questi anni,ma soprattutto affossa l’etica politica di un partito che ha la parola democratico nel suo stesso nome.

Il referendum è lo strumento sovrano della democrazia diretta e partecipata. Sbaglia chi tenta di affossare la consultazione, quasi temesse il pronunciamento dei cittadini che, invece, è sempre da ritenere importante. Nascondersi dietro un dito, sminuire la portata di una consultazione popolare, è un segno di grave miopia politica e in netto contrasto con la storia che ha dato vita al Pd. Così come non rendersi conto di quale sia il pensiero dei propri militanti sul territorio, sempre più distanti dai vertici nazionali, chiusi nella loro torre d’avorio. Verrà un momento in cui, però, anche loro avranno bisogno del voto dei cittadini e sarebbe brutto accorgersi che il proprio elettorato, in quel caso sì preferirà l’astensione, non riconoscendosi più in quello che era il proprio partito.

Il tema delle estrazioni, a livello territoriale è forte e sentito, dal Veneto alla Puglia. In Polesine, in particolare, portiamo ancora le profonde cicatrici dei disastri causati dalla subsidenza a seguito delle estrazioni metanifere sospese per legge 50 anni fa proprio per arrestare lo sprofondamento del territorio e il conseguente dissesto idrogeologico. A noi non si può dire che le estrazioni di idrocarburi non hanno conseguenze. Si esca dai salotti romani e dagli studi televisivi per toccare con mano la realtà locale.

Le battaglie giuste vanno fatte e portate avanti con tutte le energie, non esistono ordini di scuderia che possono attenuare o fermare il mio impegno in difesa dei nostri mari e del territorio che rappresento.

Il 17 aprile sarà un grande giorno per la democrazia e non voglio sprecare questa occasione.


Graziano Azzalin
Consigliere regionale Pd Veneto
Membro del comitato promotore del referendum

venerdì 18 marzo 2016

Impegno per il Bene Comune: il Comune si schieri a fianco degli ospiti e dei loro familiari per pretendere che la Regione paghi le rette per gli ammalati di Alzheimer

Impegno per il Bene Comune, soddisfatto che anche il Movimento 5 Stelle voglia intervenire e unirsi finalmente nella discussione annosa del rispetto della legge 328/2000, invita il loro candidato sindaco adriese Cristina Caniato ad approfondire meglio la materia (come sta facendo ad esempio al nostro fianco Patrizia Bartelle da molti mesi) per essere davvero utili ai cittadini senza incappare in equivoci e errate interpretazioni che rischiano di rendere demagogia quella che invece è tutela dei diritti. 

Il candidato sindaco grillino scambia quello che è l'inserimento nell'ISEE di colui che vuole entrare in una casa di riposo dei redditi e dei patrimoni di tutti i figli (detta "quota aggiuntiva" e prevista dalla legge sul nuovo ISEE) per la richiesta ai figli stessi di contribuire al pagamento delle rette del genitore non autosufficiente con più di 65 anni e ISEE basso (detta "integrazione rette" ed illegittima perché la legge 328/2000 prevede che in questo caso sia il Comune a pagare la differenza tra reddito dell'ospite e importo della retta). 

Anche se con enorme ritardo, il Comune di Adria si è adeguato nel 2010 con delibera di Giunta n.25 e riconosce il proprio obbligo di pagare questa differenza. I 21 dicembre scorso il Consiglio Comunale adegua il Regolamento di applicazione Isee alla nuova legge, prevedendo che nel calcolo ISEE si debbano considerare anche i redditi e i patrimoni di tutti i figli. 
I figli non conviventi partecipano al calcolo dell'ISEE, ma non partecipano al pagamento della differenza delle rette. 

Sono due cose diverse. E' semplice e molto chiaro. Delibera non smentisce delibera, la Giunta non smentisce se stessa. 
La Caniato cade in un equivoco banale. 

Ci dispiace per dover intervenire ancora una volta a fare chiarezza non solo per la tutela dei diritti dei cittadini ma anche dalla confusione di chi vorrebbe difenderli su presupposti errati. 

Ci sono infatti altre strade per garantire i diritti di ospiti, familiari e cittadini, salvaguardando la correttezza delle spese a carico del bilancio comunale. Una di queste è che il Comune si schieri a fianco degli ospiti e dei loro familiari per pretendere dalla Regione che le rette dovute per l'ospitalità di persone con bisogni totalmente sanitari (come i malati di Alzheimer o in stato vegetativo,  ad es) siano invece pagate interamente, come dovrebbero, dal Sistema Sanitario anziché lasciare che le rette siano chieste agli ospiti stessi o pagarne addirittura la differenza con bilancio comunale. 

Elisa Corniani 
Impegno per il Bene Comune