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martedì 10 maggio 2016

E' partito il Pedibus della Scuola Primaria Vittorino da Feltre di Adria


Lunedì 9 maggio, alla scuola primaria “Vittorino da Feltre” di Adria, ha preso il via la prima edizione del “Pedibus” che accompagnerà per alcune mattinate un’ottantina di alunni lungo il percorso casa-scuola.


La bella iniziativa, facente parte dei progetti “Scuola e Salute” promossi dall’ULSS 19 di Adria, è stata organizzata dai genitori e ha riscosso un ampio consenso,  grazie anche alla disponibilità della signora Federica Zaia che ha programmato l’attività nei minimi dettagli.
Ogni bambino è fornito di pettorina e cartellino identificativo e non mancano le corde a cui tenersi uniti e cartelli apri-strada, tutto questo grazie allo sponsor, la ditta Mater Biotech, che ha fornito il materiale necessario.


Lo scopo di questa iniziativa è di contribuire alla socializzazione tra bambini piccoli e grandi, di sensibilizzare al benessere fisico con una salutare passeggiata e anche di avviare i bambini all’educazione stradale con la conoscenza delle prime regole della strada.




sabato 23 gennaio 2016

Azzalin, sulle Trivellazioni il Veneto ha vinto un'altra battaglia: il Governo non ha impugnato la legge che mette il Delta del Po al sicuro da ogni rischio di ricerca ed estrazione di idrocarburi

“Nella guerra contro le trivellazioni, il Veneto ha vinto un'importante battaglia ed ha messo il Delta del Po completamente al riparo dalla minaccia delle trivelle”. A sottolinearlo è il consigliere regionale Graziano Azzalin, che insieme al presidente Roberto Ciambetti rappresenta il Veneto nel gruppo di lavoro delle 10 Regioni (ora 9) proponenti il referendum anti-trivelle. La battaglia in questione è quella relativa alla legge regionale 18 del 2015, presentata proprio da Azzalin ed approvata all'unanimità del consiglio lo scorso ottobre, con la quale si modifica la legge istitutiva del Parco del Delta del Po, specificando che non solo non possono essere rilasciate autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi su tutta l'area protetta, ma nemmeno permessi di ricerca di alcun tipo.

“Da parte del Ministero dello Sviluppo economico – spiega il consigliere - era stata inizialmente avanzata l'ipotesi di un'impugnazione per conflitto di attribuzione, in quanto, si segnalava con una nota da Palazzo Chigi, si riteneva che la legge violasse la competenza concorrente con lo Stato in tema di energia. Nella nota inviata da Roma si fa presente che 'la disposizione censurata non consente lo svolgimento delle attività upstream', ovvero tutto il processo che porta all'estrazione di idrocarburi, 'limitando la realizzazione di impianti di interesse nazionale in determinate aree del territorio regionale'. I chiarimenti forniti dalla Regione, però, sono stati più che esaustivi. Si è infatti ribadito che la norma riguarda un'area protetta con gravi problemi di subsidenza e quindi si configura come una legge speciale per la tutela dell'ambiente. Una spiegazione che ha fatto sì che il Governo decidesse di non impugnare la legge, che è quindi ora pienamente in vigore: il territorio dei Comuni di Adria, Porto Viro, Porto Tolle, Rosolina, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Loreo, Corbola e Papozze, quindi, è e resterà libero dalle trivelle”. 

“La modifica della legge – evidenzia Azzalin – si è resa necessaria dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso della Northsun ed abrogato la delibera con la quale la Regione non concedeva il permesso di ricerca, perché effettuato senza prospezioni, ma con l'uso di Vibroseis, non esplicitamente vietati Con la nuova formulazione si eviterà ogni tipo di fraintendimento semantico e si ribadisce una chiara volontà manifestata a più riprese da parte della Regione Veneto. Ora, come veneti, ci mettiamo in cammino, sempre unitariamente verso il referendum: il quesito ammesso dalla Corte Costituzionale ha ovviamente un significato che va oltre l'abrogazione della norma specifica, perché costringerà il Governo a confrontarsi con tutti i cittadini sulla politica energetica da seguire, accertando attraverso il voto se davvero il Paese vuole le trivellazioni o meno. Il Veneto ha già detto no”.

lunedì 28 dicembre 2015

Sospensione privatizzazione Ipab-Case di Riposo venete: Impegno per il Bene Comune e i Comitati polesani in attesa della conferma ufficiale, che ne sancirà l'importante vittoria.

Impegno per il Bene Comune plaude alla notizia che si legge nelle dichiarazioni contenute nella nota a firma di Giuseppe Franchi, referente provinciale per Fp - Cgil, dei delegati Cgil per la Casa del sorriso Mara Briatore e Gustavo Soragni, secondo le quali “la stessa Regione Veneto  sembra intenzionata  a sospendere  non solo la privatizzazione dell'Ipab di Badia Polesine ma tutte le richieste di privatizzazione".

Dallo scorso luglio, insieme ai Comitati polesani Per l’Articolo 32 Sanità e Sociale, Altopolesano per il San Luca e Per la salute del Delta, il Comitato adriese è in prima linea per l’opposizione ai procedimenti di privatizzazione delle Ipab-Case di Riposo iniziati in provincia di Rovigo prima ancora che sia approvata la nuova legge sulla trasformazione di tutte le Ipab venete.

L’azione intrapresa dai Comitati è stata mirata, con la presentazione di formali note indirizzate ai sindaci, ai presidenti delle Ipab, alle Conferenze dei Sindaci, ai consiglieri regionali eletti in polesine, fino all’appello ufficiale diretto a Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto e consigliere firmatario del progetto di per la nuova legge regionale. 

I Comitati, inoltre, sono stati sentiti in audizione presso la competente Commissione Consigliare regionale e lì hanno potuto esprimere ai componenti - interessatissimi e attenti - ogni osservazione in merito alle proprie posizioni volte a sostenere la scelta di una trasformazione pubblica in Apsp, a supporto delle quali i Comitati stessi hanno presentato una proposta di emendamento al progetto di legge.

Intensa è stata e continuerà ad essere anche l’attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di informazione ai cittadini sul procedimento di approvazione della nuova legge e sui suoi riflessi concreti, con iniziative pubbliche e attraverso i media che hanno sempre più sèguito, curate da Cristiano Pavarin (Comitato per l'Articolo 32, Sanità e Sociale) Elisa Corniani (Comitato Impegno per il Bene Comune) con la collaborazione della Fp - Cgil in particolar modo nella persona di Giuseppe Franchi.

I Comitati, infatti, hanno fin da subito ritenuto inspiegabile il disegno di taluni amministratori locali che non si pongano come prioritaria (così come vorrebbe il testo della nuova legge) la valutazione di una trasformazione delle Ipab-Case di Riposo in aziende pubbliche di servizi alla persona che concorreranno (a differenza dei soggetti privati) al procedimento di programmazione e realizzazione del sistema integrato socio-sanitario e si priverebbero di una leva di governance preziosa in un momento storico in cui gli enti locali sembrano destinati a subire solo politiche calate dall’alto senza potersi difendere.

Elisa Corniani e Omar Barbierato
Impegno per il Bene Comune

http://impegnobenecomune.blogspot.it/
email: direttivoimpegnobenecomune@gmail.com

mercoledì 14 ottobre 2015

Polesine, Azzalin: un progetto di legge regionale unanime per vietare ogni tipo di ricerca di idrocarburi nel Parco del Delta

E' stato approvato all'unanimità dalla Seconda commissione del consiglio regionale il progetto di legge che va a modificare l'articolo 30 della legge istitutiva del Parco del Delta del Po in modo da rendere impossibile la ricerca con ogni mezzo di idrocarburi nel territorio dei comuni ricompresi nell'area protetta. 

Il consigliere regionale Graziano Azzalin, primo firmatario della proposta di legge, esprime tutta la propria soddisfazione: “Sono molto contento che ancora una volta tutte le forze politiche del Veneto abbiano espresso in modo unanime la contrarietà alle trivellazioni. Credo che questo possa essere un esempio sul quale si possano inserire anche le azioni di contrasto alle mire speculative di cui è oggetto il territorio del Parco regionale dell'Emilia Romagna. Ricordo che presto si dovrebbe andare a votare proprio con il referendum nazionale per ribadire il no alle estrazioni”.

Per quanto riguarda il progetto di legge, che deve essere ora sottoposto al voto del consiglio, probabilmente già prima della fine del mese, “la ratio della norma era già chiara, vietando prospezioni, estrazioni e coltivazioni – spiega Azzalin riferendosi all'articolo 30 - ma la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso della Northsun e abrogato la delibera con la quale la Regione non concedeva il permesso di ricerca, ha reso necessaria una precisazione e quindi, al posto del comma che recita 'è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo', con questo emendamento si inserisce la dizione ' non sono rilasciati: permessi di ricerca di idrocarburi, autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi'. In questo modo sarà possibile evitare ogni tipo di fraintendimento semantico e ribadire una chiara volontà manifestata a più riprese da parte della Regione Veneto a cominciare dal presidente Zaia, che su questo ha una posizione di totale chiusura che ci vede incrollabilmente d'accordo”. Non a caso il progetto di legge, oltre alla firma di Azzalin e dei colleghi del Pd vede anche la sottoscrizione del capogruppo della Lega Nord in consiglio Nicola Finco

giovedì 8 ottobre 2015

Polesine, Sicurezza sul lavoro, il Pd alla Giunta “Eroghi i fondi che deve agli Spisal”

La Regione ottemperi ai propri obblighi in materia di sicurezza sul lavoro erogando alle Ulss le cifre previste per prevenzione e contrasto degli infortuni e dando avvio alla programmazione delle iniziative di formazione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2014-2016”: questa la richiesta che il Pd rivolge al presidente Luca Zaia ed alla sua Giunta con un'interrogazione in forma scritta a prima firma Graziano Azzalin e sottoscritto dai consiglieri Moretti, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante, Salemi, Sinigaglia, Zanoni, Zottis, Dalla Libera, Ferrari e Guarda.

“La sicurezza sui luoghi di lavoro – specifica proprio Azzalin – è un tema fondamentale che non può essere sacrificato. In questo caso ci troviamo davanti alle mancate erogazioni da parte della Regione nel confronti degli Spisal, visto e considerato che si tratta di cifre che sono già a disposizione. I proventi derivanti dall’accertamento di violazioni delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, infatti, vanno per legge ad integrare i finanziamenti dell’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro svolta dalle Ulss ed è previsto che tale cifra sia attribuito annualmente a ciascuna Ulss in proporzione alle somme derivate dalle sanzioni erogate da parte dei rispettivi Spisal”.

Come spiega Azzalin, “stiamo parlando delle annualità 2013 ed al 2014, per le quali i proventi complessivi derivanti dall’attività sanzionatoria degli Spisal del Veneto ammontano rispettivamente a 3.469.791 euro e 3.366.050 euro. Si tratta, dunque di cifre consistenti che vanno a finanziare attività di prevenzione che devono necessariamente accompagnarsi all'attività di repressione”.

Nell'interrogazione si sottolinea come “dopo la contrazione delle morti bianche registrata nel 2013 con 39 incidenti mortali sul lavoro, nel 2014 questo dato è tornato a salire, attestandosi a quota 66, ben superiore anche ai 52 casi registrati nel 2012. I dati sul 2015 elaborati dall'Osservatorio Vega Engineering, aggiornati allo scorso luglio, mostrano come nei primi sette mesi dell'anno in Veneto si siano già verificati 42 infortuni mortali sul lavoro, collocandolo al quarto posto per numero totale di casi a livello regionale (la nostra Regione è stata teatro dell'8,9% delle morti bianche registrate in Italia nel periodo di riferimento)”.

Questo, dunque sembrerebbe suggerire la necessità di una maggiore attenzione al fenomeno. Non solo, ma come spiega ancora l'esponente del Pd, “nel 2013 la Giunta ha affidato all’Ulss 18 di Rovigo l'incarico di redigere un piano triennale delle attività di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per il quale sono stati stanziati 1,3 milioni di euro. Il piano è stato presentato dall'Ulss 18 ed approvato dalla V commissione consiliare il 24 luglio 2014. Lo scorso maggio la Giunta ha approvato il piano operativo e finanziario. Ad oggi, però tutto è ancora fermo”.

Ecco allora l'interrogazione presentata dal Pd con la quale si chiede al presidente ed alla Giunta “se intendano fare fronte ai propri obblighi in materia di sicurezza sul lavoro che rappresenta una vera e propria ferita aperta nel tessuto produttivo veneto e per quale motivo non abbia ancora erogato alle Ulss le cifre di competenza per le annualità 2013 e 2014 e non abbia ancora dato attuazione alla programmazione delle iniziative regionali di formazione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2014-2016”.

giovedì 30 luglio 2015

Azzalin (PD) e Finco (Lega): nuovo disegno di legge per vietare le ricerche di idrocarburi in Polesine

Una legge “agile” che mira ad ottenere un obiettivo immediato: escludere ogni tipo di ricerca di idrocarburi nei Comuni compresi nell'area del Parco del Delta del Po, ricacciando indietro ogni possibile tentativo di sfruttamento. Dopo averla già presentata lo scorso mandato raccogliendo sostegni trasversali, ma non riuscendo a farla approvare per il “blocco” imposto dalle incombenti elezioni, il consigliere Graziano Azzalin la ripropone ora, primo atto della nuova legislatura e, significativamente, il testo ha già ottenuto la sottoscrizione da parte del capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale, Nicola Finco, oltre a quella dei consiglieri del Pd a cominciare dalla capogruppo Alessandra Moretti.

“Il Delta del Po conosce bene quale sia il problema della subsidenza causata dalle estrazioni di metano e non intende concedere nessun appiglio a chi voglia mettere le mani sul gas presente nel sottosuolo. Una posizione chiara e trasversale che vogliamo mettere ancora una volta nero su bianco precisando un passaggio normativo che forse aveva bisogno di essere aggiornato: se la legge non ci tutela, cambiamo la legge”. Con queste parole il consigliere regionale Graziano Azzalin spiega il senso della proposta di legge che ha elaborato e che va a modificare l'articolo 30 della legge istitutiva del Parco del Delta del Po in modo da rendere impossibile la ricerca con ogni mezzo di idrocarburi: “La ratio della norma era già chiara, ma la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso della Northsun e abrogato la delibera con la quale la Regione non concedeva il permesso di ricerca, ha reso necessaria una precisazione e quindi, al posto del comma che recita 'è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo' con questo emendamento si inserisce la dizione ' non sono rilasciati: permessi di ricerca di idrocarburi, autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi'. In questo modo sarà possibile evitare ogni tipo di fraintendimento semantico e ribadire una chiara volontà manifestata a più riprese da parte della Regione Veneto a cominciare dal presidente Zaia, che su questo ha una posizione di totale chiusura che ci vede incrollabilmente d'accordo”

“Se la ratio della norma citata è chiara – si legge nella relazione del progetto di legge in riferimento alla legge istitutiva del Parco - meno lo è lo scopo di una ricerca per l'individuazione di depositi metaniferi, la cui presenza è nota e confermata dai fatti sopracitati, che non sia prodromica ad un successivo sfruttamento. Per evitare ogni tipo di fraintendimento semantico e ribadire una chiara volontà manifestata a più riprese da parte della Regione Veneto, il presente Progetto di legge si propone, quindi, di emendare l’articolo 30, comma 1, lettera b), della legge regionale 8 settembre 1997, n. 30, ricomprendendo nel divieto ogni tipo di ricerca di idrocarburi, con qualsiasi mezzo essa avvenga, vietando il rilascio di permessi di ricerca così come le autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi nell’ambito dell’intero territorio dei comuni interessati dal Parco del Delta del Po”.

lunedì 30 dicembre 2013

USB: augurio di buone feste con appello ad Ecoambiente

In questo periodo di festività, ogni anno, vengono passate immagini di famigliole felici che si raccolgono attorno al tavolo della festa, ma mai come quest'anno in molti non avranno granchè da festeggiare.
Festività di crisi, fatte di poco o niente.
Addirittura con la difficoltà di pagare affitti e bollette, famiglie che centellinano il riscaldamento e magari le cure mediche.
In questa situazione rischiano di ritrovarsi anche molti lavoratori delle cooperative che si occupano della raccolta del verde per conto di Ecoambiente.
La municipalizzata committente non paga le cooperative che, a loro volta, non hanno di che pagare i dipendenti.
Un'azienda di certo non serena, tra scelte politiche di gestione poco comprensibili, quand'anche discutibili come quella di voler dividere gli appalti tra una miriade di piccole cooperative, che forse neppure avranno mai svolto certi servizi, che facciamo fatica a pensare abbia un reale ritorno in qualità e controllo del servizio o in costi di gestione.
Di certo non è compito del sindacato dare indirizzi amministrativi, ma valutarne la bontà quando questi comportino un mancato rispetto dei diritti dei lavoratori anche nella giusta e puntuale corresponsione economica per il lavoro svolto, questo si.
Ecco, nell'augurare buone feste al Presidente di Ecoambiente Nicoli (da ex sindacalista capirà bene questo nostro appello), al Direttore Romanello chiediamo loro di mettere in condizioni anche i lavoratori che fanno riferimento direttamente o indirettamente ad Ecombiente stessa di trascorrerle in modo sereno e con le minori difficoltà economiche possibili.
Che siano le migliori feste possibili per tutti.

Per l'Unione Sindacale di Base
USB Polesine
Vanni Destro e Fabrizio Leccioli

martedì 24 dicembre 2013

Destra per il Polesine sul finanziamento pubblico ai partiti: il reddito come misura della partecipazione politica

Chi vuole potrà devolvere i 2 per mille al proprio partito o contribuire volontariamente con delle donazioni.
Enrico Letta ha annunciato «assegniamo tutto il potere ai cittadini».
Chi vuole «può dare un contributo a un partito.Lo può fare attraverso il 2 per mille o con contribuzione volontaria».
Il sistema «non frega il cittadino» perché «l’inoptato rimare allo Stato».
Ossia se il cittadino non opta esplicitamente, il contributo del 2 per mille rimane allo Stato.
E ancora specificando: «il testo del decreto legge è quello del ddl approvato dalla Camera»
Com’è noto, il testo in questione prevede:
- la possibilità di destinazione ai partiti politici su base volontaria del 2 per mille dell’IRPEF;
- l’istituzione di un fondo per il finanziamento dei partiti politici.
Gli effetti finanziari sono misurati, secondo la relazione tecnica, in zero euro per gli anni 2014, 2015, 2016 e in un risparmio di 19 milioni di euro a partire dal 2017.
Da chiarire subito che i fondi sono pubblici in quanto derivanti dall’IRPEF per una quota che prima era destinata al soddisfacimento di bisogni di carattere generale.
In sintesi, se un cittadino decide di non destinare il 2 per mille ai partiti, i soldi li deve pagare lo stesso.
Il 2 per mille dell’IRPEF dovuta in base alle dichiarazioni dei redditi, è di oltre 300 milioni di euro.
Visto che il fondo istituito per il finanziamento dei partiti non potrà superare i 45 milioni di euro, basta che solamente il 15% venga destinato dagli italiani ai partiti.
Nel caso in cui le somme iscritte all’inizio dell’anno nel fondo non fossero utilizzate, i residui saranno utilizzati per l’anno successivo (quindi non costituiscono un risparmio per il bilancio dello Stato).
E se quasi tutti gli italiani, come gesto di ribellione alla politica, decidessero di non destinare il 2 per mille ai partiti?
Secondo i dati delle dichiarazioni 2012 (redditi 2011), i contribuenti che dichiarano oltre 100.000 euro, costituiscono l’1,05% dei contribuenti, lo 0,91% degli elettori e lo 0,72% della popolazione. Versano allo Stato il 17,69% dell’IRPEF e il loro 2 per mille è quasi 54 milioni di euro, cioè più che sufficiente ad alimentare il fondo di 45 milioni di euro per il finanziamento dei partiti.
Detto in altre parole, per i partiti è sufficiente fare affidamento sullo 0,72% della popolazione, per avere il massimo dei finanziamenti possibili.
Inoltre, visto che il finanziamento è assegnato ai partiti sulla base delle scelte in sede di dichiarazione dei redditi e non sulla rappresentanza politica definita con il voto, si potrebbe verificare che un partito rappresenti l’1% degli italiani e prenda il 100% del finanziamento dei partiti.
Le tesi dei fautori dell’abolizione del finanziamento pubblico evidenziavano l’attuale ingente utilizzo (o spreco?) di risorse pubbliche, mentre i fautori del finanziamento pubblico hanno da sempre evidenziato che tale sistema evita una politica condizionata solo dai “ricchi”.
Con questa riforma siamo riusciti a mettere insieme i due aspetti peggiori: l’utilizzo di risorse pubbliche e una politica condizionata solo dai “ricchi”.
Sarà molto difficile nel futuro attuare politiche di lotta all’evasione fiscale o di riallocazione delle risorse a favore delle fasce deboli, poichè l’1% degli italiani (la classe più agiata) avrà in mano le chiavi del finanziamento ai partiti.
Sorgono dubbi sulla costituzionalità di tale riforma, dove la partecipazione alla vita politica viene misurata in base al reddito, come nelle monarchie del passato.
Se il voto di un povero alle elezioni vale quanto quello di uno ricco, quando si tratterà di scegliere a chi destinare i finanziamenti pubblici, la scelta di un impiegato medio può valere un quinto o un decimo di quella di un dirigente o di un imprenditore.
E quella di un disoccupato o di un cassaintegrato non varrà assolutamente nulla, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Baroni Fabio
Segretario Destra per il Polesine

sabato 14 dicembre 2013

I giovani Polesani a Villorba per il 3° Meeting dei Giovani – Il volo giova: dammi spazio. “Noi giovani cittadini cre-attivi”

La Provincia di Rovigo, su iniziativa dell'Assessore ale Politiche Giovanili Leonardo Raito organizza un pullman che raccoglierà, nei vari Comuni interessati, i ragazzi che, non disponendo di propri mezzi propri di trasporto, volssero partecipare, singoli o in associazioni, al 3° Meeting dei Giovani dal titolo Il volo giova: dammi spazio. “Noi giovani cittadini cre-attivi" che si svolgerà il prossimo giovedì 19 dicembre 2013, ore 9.30 presso il Palaverde di Villorba (Tv).
Per qualsiasi informazione al riguardo, si può contattate la Provincia di Rovigo – Ufficio Politiche Giovanili (Tel. 0425 386371).

Per il terzo anno la manifestazione, dedicata ai giovani che ne vuole promuovere la partecipazione, creatività e capacità di innovazione proporrà diversi momenti di incontro, confronto e approfondimento con rappresentanti delle istituzioni, esperti e tanti giovani che hanno partecipato attivamente alle precedenti edizioni dei Bandi loro dedicati: “Giovani, cittadinanza attiva e volontariato” – II Ed., “Crea-lavoro: creatività giovanile per il Veneto del nuovo sviluppo” – II Ed., "Fiori di parole in musica: omaggio delle giovani generazioni ad un grande poeta veneto”, “Analisi, studio e diffusione di opere culturali e multimediali giovanili” – I Ed.. Inoltre, sarà l’occasione per presentare le nuove opportunità rivolte ai giovani nell’ambito della creatività, partecipazione, imprenditorialità e cultura.
L’incontro inizierà alle ore 9:30 con l’arrivo dei ragazzi e la colazione di benvenuto.
Alle 12:30 vi sarà il pranzo, organizzato in collaborazione con le Associazioni del territorio e alle 17:30 è previsto il concerto dell’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana diretta dal Maestro Diego Basso.
La giornata si concluderà verso le 18:30.

Per qualsiasi informazione:
www.osservatoriopolitichesociali.veneto.it

Per iscrizioni cliccare qui Osservatorio Regionale Politiche Sociali

giovedì 12 dicembre 2013

Nuovi tagli si abbattono sulle ULSS Venete. la n.19 di Adria salva. Comprenderà anche Cavarzere

Il gruppo regionale di Forza Italia composto da Leonardo Padrin, Remo Sernagiotto, Davide Bendinelli e Mauro Mainardi ha depositato in Consiglio regionale una proposta legislativa che, se approvata, ridurrebbe le Ulss venete da 21 a 14.
Solo la provincia di Belluno (invariata) ed il Polesine, con le sue due ULSS, sarebbero state 'salvate'.
Nella nostra provincia, infatti dovrebbero rimanere le due Ulss di Rovigo ed Adria, che comprenderà anche Cavarzere.
Mentre la provincia di Venezia potrebbe far capo ad un'unica azienda sanitaria (in luogo delle tre attuali) comprendente le zone di Venezia, Mestre, Chioggia e Riviera del Brenta.
Il Veneto Orientale dovrebbe mantenere lattuale Ulss, nel trevigiano sarebbero unificate le Ulss di Treviso e Conegliano e salvaguardata l'Ulss di Asolo, Montebelluna e Castelfranco.
Anche la provincia di Padova perderebbe, secondo il disegno di legge, una Ulss (accorpando la n.15 e la n.16 e che comprenderebbe il capoluogo e cintura e l'Alta Padovana) e manterrebbe l'Ulss di riferimento della Bassa Padovana (corrispondente all'attuale Ulss 17).
Due per provincia le ULSS previste per Vicenza (una accorpante le attuali Ulss 3 e 4 e parte dell'ovest Vicentino ed una comprendente l'attuale azienda del capoluogo e l'altra parte dell'Ulss 5 dell'Ovest vicentino)e Verona (una Ulss per i territori a sud dall'asse autostradale ed una Ulss per quelli a nord, Verona e hinterland, Villafranca, Bussolengo e i comuni della sponda orientale del Lago di Garda).

L'operazione, che i proponenti hanno definito rispettosa delle peculiarità territoriali e aziendali e degli standards del piano sociosanitario, ira ad un risparmio di oltre 300 milioni di euro.
I firmatari della proposta si dicono certi che la riorganizzazione garantirà migliori servizi ai cittadini attraverso la distribuzione delle specialità e dei presidi nel territorio.

Il previsto risparmio sarebbe consentito dalla riduzione degli organici aziendali, dall'accentramento dei servizi tecnico-amministrativi e dei pagamenti ai fornitori.

Sul medesimo argomento sono già state depositate presso il Consiglio regionale ben altre quattro proposte di legge sostenute da Lega nord, Gruppo misto, Pd e Federazione della Sinistra veneta.
Il piano sociosanitario regionale, era stato oggetto, inoltre, di emendamenti diretti alla riduzione delnmero delle Ulss da parte di Italia dei Valori, Futuro popolare e Gruppo misto-Scelta civica.

Elisa Corniani

Ladri di biciclette. Denunciato un giovane dalla Squadra Mobile

Nella mattinata di alcuni giorni fa, durante un servizio di prevenzione del crimine effettuato dalla Squadra Mobile in questo centro cittadino, un equipaggio notava due giovani che con fare sospetto si aggiravano nei pressi di alcune biciclette in sosta e regolarmente incatenate.
Vistisi scoperti dagli agenti in borghese, i due giovani romeni appena ventenni e di fatto senza fissa dimora, hanno tentato la fuga ma subito sono stati raggiunti e fermati.
All’atto del controllo gli operatori si accorgevano che uno di loro aveva un rigonfiamento nella parte anteriore del giubbotto. A richiesta dei poliziotti il giovane, aprendo l’indumento, estraeva una cesoia di grosse dimensioni e senza indugiare dichiarava che la stessa gli serviva per tranciare i lucchetti di qualche bicicletta lì parcheggiata.
In Questura, completati gli accertamenti sui due giovani, la cesoia veniva sequestrata ed il possessore denunciato in stato libertà per possesso di arnesi atti allo scasso.
[Fonte: Questura di Rovigo - Categoria: I fatti del giorno - 11 December 2013]

Venerdì 13 dicembre il Comitato "Per l'articolo 32, sanità e sociale Polesine" a Padova per la manifestazione regionale "Siamo il sociale"

Una delegazione del comitato "per l'articolo 32 ,sanità e sociale" parteciperà alla grande manifestazione regionale "siamo il sociale", che si svolgerà a Padova venerdì 13 dicembre ,con l'unico obiettivo di riproporre all'attenzione pubblica e ai rappresentanti politici la questione sociale della Regione Veneto.
Nel prendere atto di una serie di criticità e di problematiche tutt'altro che risolte, le principali organizzazioni del Terzo Settore del Veneto hanno messo insieme le loro forze, in un percorso che ha portato alla costituzione di un tavolo di confronto aperto a tutti coloro che hanno voluto e che vorranno condividere questo impegno.Si tratta di una bella manifestazione che viene proposta per il secondo anno da Confcooperative con la collaborazione del mondo del terzo settore, che l'anno scorso, a Mestre, ha coinvolto oltre 5 mila persone .
Mentre a Roma è in discussione la legge di stabilità tutte la associazioni e i comitati che si occupano di disabilità e non autosufficienza intendono fare sentire le loro ragioni, anche attraverso questo importante evento che vuole essere uno stimolo ulteriore per il Veneto.

Per chi fosse interessato a partecipare scriva un' e-mail al seguente indirizzo: perlarticolo32@gmail.com

Il programma della giornata:

Ore 9.00 - Ritrovo dei cortei di pulmini partiti da tutta la Regione al parcheggio del PalaFabris a Padova.
Dalle ore 9.00 alle 11.30 - Manifestazione al Pala Fabris di Padova, accoglienza e saluti a cura di Ugo Campagnaro, presidente Confcooperative Federsolidarietà Veneto; presentazione del documento politico di SiAmo il Sociale a cura del portavoce di SiAmo il Sociale; interviste a cura di Gian Antonio Stella, editorialista Corriere della Sera, Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto e a Flavio Zanonato, Ministro dello Sviluppo Economico. Sintesi e conclusione finale a cura di Giuseppe Guerini, portavoce nazionale Alleanza Cooperative Sociali. Tra gli interventi sono previste alcune letture sulle esperienze di vita di utenti e operatori delle realtà del sociale. Gli adattamenti e l'interpretazione sono a cura di Giuliana Musso.

Ore 11.30 - Corteo stradale. Partenza del corteo dei pulmini e altri mezzi, con percorso lungo le vie della città di Padova con destinazione Prato della Valle.

Ore 12.30 - Corteo pedonale. I partecipanti si muoveranno con un corteo pacifico e festoso da Prato della Valle verso il centro di Padova. Nelle piazze e nelle strade del centro storico verranno realizzati alcuni flash mob, con il coinvolgimento dei cittadini.

mercoledì 11 dicembre 2013

Grimeca: il Movimento 5 Stelle e l'incontro FIOM in Provincia

Si è tenuto stamattina (ieri, per chi legge, ndr) nelle sala consiliare della Provincia, un incontro tra FIOM e rappresentanti delle forze politiche per parlare dei problemi ormai drammatici dell’occupazione che, nella nostra provincia arriva ormai a circa 13000 persone. A questi vanno sommate le ore di cassa integrazione in continuo aumento e che con buona probabilità si potrebbero trasformare al termine dell’iter della cassa, in ulteriore disoccupazione.
Per il M5S, Barbara Businaro, consigliera a Rovigo, dopo aver comunicato la disponibilità anche dei nostri parlamentari per eventuali chiarimenti,impossibilitati a partecipazione all'incontro per impegni già presi, ha esposto la posizione del nostro Movimento di fronte a tale problema.
Ha chiarito innanzitutto di come anche l’ultima legge di stabilità, in discussione in questi giorni in parlamento, pur prevedendo qualche misera forma di sgravio sul lavoro, non sia assolutamente idonea al momento che stiamo vivendo.
Soltanto un’inversione netta della politica economica e in generale può portare ad un rilancio dell’economia e dell’occupazione. Su questo presupposto il M5S, ritiene pertanto di poter indicare alcuni punti su cui intervenire.
Basta con le “Grandi Opere” inutili, costose e impattanti. Le stesse cifre potrebbero essere spese ad esempio per il ripristino idrogeologico del territorio che vede ad ogni pioggia un po’ più abbondante della norma il sorgere di catastrofi. Questo oltre a portare ad una rivalutazione del territorio stesso, ad un aumento di sicurezza per gli abitanti vedrebbe anche un ritorno economico alle imprese ed agli operai del posto in maniera decisamente maggiore di quanto possano determinarlo le “Grandi Opere”.
Altro elemento determinante per un rilancio è stato indicato nella morsa finanziaria che ci è imposta da questa Europa, e della conseguente politica monetaria fatta al servizio delle multinazionali e delle grandi banche anziché al servizio dei popoli. Soltanto gli interessi sul debito pubblico ci costano ormai circa 100 Mld di € l’anno, oltre all’impossibilità di sostenere nuove politiche di sviluppo. Una rinegoziazione delle condizioni se non un’uscita dall’Euro, è una possibilità che deve essere presa in considerazione.
Ha poi illustrato come i parlamentari M5S siano impegnati su una proposta di legge che vede l’abrogazione dell’IRAP per le piccole aziende, provvedimento che potrebbe dare una boccata di ossigeno e uno spunto di rilancio.
Questi a titolo riassuntivo i temi principali trattati, ma non sono mancati anche spunti su altre tematiche.
Devo dire che globalmente, tra i rappresentanti “politici”, l’intervento di Barbara sia stato a mi avviso il più organico e completo rispetto agli altri e, credetemi non lo dico con spirito di parte.
Ultimo elemento che tengo a citare è su come fosse completamente assente la rappresentanza di tutte le forze politiche attualmente di governo sia nazionale che del nostro comune, (per il PD c’ere un collaboratore dell’On Crivellaro, che ha soltanto detto che c’era anche lui). E questo dovrebbe essere più che sufficiente per capire quale sia il grado di interessamento a questo tipo di problemi. (Forse erano impegnati in giunta per stabilire i premi di produttività per i dirigenti comunali?).

Bruno Turri
Movimento 5 Stelle Rovigo

mercoledì 27 novembre 2013

Totem di cemento e corridoi del baccalà

Il clima incattivito degli ultimi anni sembra non far rinsavire la politica planetaria.
Dalle Filippine alla Sardegna passando per il Midwest statunitense l’avviso è più che chiaro.
Eppure sembra che vi sia una sorta di abitudine, di assuefazione ai disastri e al fatto di considerarli fenomeni straordinari e scollegati dalle azioni antropiche, dalle infrastrutture che si programmano e incrementano in una logica malata di profitto.
Anni e anni di devastazione del territorio, nemmeno l’aggravante delle piogge mortali dovute al cambiamento climatico basta a incentivare un barlume di cambiamento nelle logiche decisorie.
Al primo posto resta dominante l’accoppiata cemento-asfalto e carbone (follia suprema) promosso addirittura a Varsavia durante la conferenza Onu che doveva discutere dell’abbattimento delle emissioni serra.
Anche la deforestazione è un fattore pesante di alterazione climatica e il fatto che vi sia stata una massiccia ripresa della deforestazione amazzonica è, oltre che il solito, inequivocabile, segnale di ottusa indifferenza politica, anche un campanello d'allarme per i futuri fenomeni climatici.
Le foreste italiane sono una cassaforte di carbonio: ne contengono circa 4 volte quello che viene emesso annualmente nel nostro Paese.
E ogni albero tagliato aggiunge un po' di forza, di violenza in più ai tifoni, agli uragani, incrementa in modo abnorme le precipitazioni piovose, rende più aridi ed estesi i deserti.
Da noi si costruisce sopra i greti delle fiumare tombinate, si progettano e realizzano inutili centri commerciali, si fanno leggi per realizzare nuovi stadi (in un’Italia con le pezze al culo, per giunta), si raccolgono 43,88 miliardi di tasse “ecologiche” (dato del solo 2011) destinate alla sicurezza ambientale e se ne investono nella stessa appena 448 milioni.
Dopo l’Expò, le TAV, i corridoi del baccalà (Adriatico-Baltico), si pensa a nuove olimpiadi per cementificare un altro po’ in un Paese dove il 10% del territorio e circa 6 milioni di persone sono sotto costante minaccia idrogeologica e occuparsi di questo già sarebbe una buona idea per il rilancio dell’economia senza devastazioni ulteriori.
Invece la natura sembra essere considerata un optional fastidioso e ingombrante e gli alberi solo un ostacolo da eliminare sulla via dello sviluppo che affonda la sua filosofia nel settecento.
Nell'isola di Pasqua gli abitanti distrussero tutta la vegetazione arborea per costruire i Moai, i giganteschi totem in pietra, e poi si estinsero proprio a causa di questo.
Ognuno ha i propri totem, purtroppo.

Vanni Destro

sabato 23 novembre 2013

Tommaso Rossi confermato coordinatore provinciale per l'Italia dei Valori

Si è tenuta a Rovigo l'assemblea provinciale di tutti gli iscritti a Italia dei Valori, durante la quale il coordinatore uscente, Tommaso Rossi, ha relazionato sull'ultimo mese di attività e sugli esiti del recente congresso regionale, invitando l'assemblea a scegliere il nuovo segretario provinciale.

Dopo i vari interventi dei militanti, all'unanimità si è riconfermata la fiducia a Tommaso Rossi quale coordinatore di IDV, dandogli mandato di continuare la linea politica tenuta finora; sono poi stati nominati Federico Cuberli come vice-coordinatore e Simonetta Girardi come portavoce ufficiale; infine Leano Lunardi è stato confermato coordinatore giovani nonché delegato regionale.

Si è poi riconosciuto ai rappresentanti istituzionali, ossia l'assessore provinciale Oscar Tosini, il capogruppo comunale adriese Rosa Barzan e lo stesso consigliere provinciale Tommaso Rossi, di aver sempre espresso il massimo impegno nel difendere i valori di IDV, rinnovando a loro fiducia e apprezzamento per il lavoro svolto.

Sono ora in cantiere le prossime iniziative di Italia dei Valori, in particolare sul tema della sanità, per sviluppare ulteriormente quanto emerso ad Adria nell'incontro pubblico con il consigliere regionale Antonino Pipitone,  durante il quale è stata tangibile la preoccupazione dei partecipanti circa il rischio che la riorganizzazione della rete sanitaria sul nostro territorio si traduca in ulteriori penalizzazioni per la collettività polesana.

Tommaso Rossi
Coordinatore provinciale IDV


Un bollettino cartaceo per il MoVimento Cinque Stelle Veneto

La novità del MoVimento 5 Stelle Veneto corre sulla carta stampata: è arrivato infatti il numero pilota del bollettino M5S interamente dedicato alla Regione del Veneto. Suddiviso nelle varie province, con anche una sezione nazionale, si tratta di una pubblicazione di facile consultazione e adatta ad essere passata di mano in mano. Un tabloid che raccoglie e racconta le principali attività del MoVimento 5 Stelle in Veneto, in cui trovano spazio i punti principali del lavoro svolto sul territorio.
Sin dall'inizio il MoVimento 5 Stelle ha usato internet per comunicare con i cittadini, l'unico canale esistente libero e non-filtrato dove ognuno può informarsi in maniera indipendente, confrontare le fonti e approfondire le notizie. Con questa pubblicazione cartacea il MoVimento punta ad entrare soprattutto nelle case di quegli italiani che non si collegano alla rete: “Vogliamo parlare a chi non siamo ancora riusciti a raggiungere e a coinvolgere tutte quelle persone che ancora non ci conoscono veramente” si legge nell'editoriale. Un mezzo per colmare il problema della mala informazione che affligge l'Italia e soprattutto il M5s, spesso censurato e boicottato dai mass media.
La pubblicazione, voluta e finanziata dai 13 parlamentari veneti, cittadini portavoce eletti alla Camera dei Deputati e al Senato per il MoVimento 5 Stelle, nasce dalle segnalazioni e le richieste degli attivisti che da sempre in  prima linea e in mezzo alla gente raccolgono opinioni, critiche e necessità dei cittadini. La distribuzione inizierà in questi giorni ad opera degli attivisti e dei meet up veneti e verranno date gratuitamente 35.000 copie divise per le 7 Province del Veneto e sarà anche disponibile online in free download. La super visione del progetto è a cura di Matteo Gracis, assistente alla comunicazione del deputato Federico D'Incà, mentre Felice Marra, ideatore del blog www.italiaincrisi.it, è il capo redattore. Alla stesura dei contenuti hanno contribuito i meet up locali veneti, gli assistenti dei parlamentari del MoVimento ed anche il gruppo comunicazione alla Camera dei Deputati del M5S. “Se il progetto verrà approvato” spiegano gli ideatori “il prossimo numero uscirà a gennaio 2014 e punterà a diventare un mensile.”

MoVimento 5 Stelle Veneto

Fratelli d'’Italia: la terza via giusta tra Forza Italia e NCD. Michele De Bellis slla Costituente provinciale


Riprendo quanto ha detto Giorgia Meloni, presidente dei deputati di Fratelli d'Italia, domenica scorsa al Teatro Sistina di Roma nel corso della presentazione di "Rifare l'Italia", il manifesto politico culturale di “Officina per l'Italia”, in mezzo ad una folla di militanti e simpatizzanti.
Vogliamo costruire il primo partito della Terza Repubblica: in un tempo in cui tutti sembrano voler rifare qualcosa di passato, a noi piacerebbe costruire qualcosa di nuovo.
Proponiamo una terza via tra la Forza Italia di Silvio Berlusconi ed il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, una scelta fondata sulle idee e la partecipazione, non sulla tattica e sui personalismi. Il primo partito della Terza Repubblica difende il bipolarismo, punta ad una coalizione di centrodestra ampia e vincente, ma le alleanze non sono scontate. Ci sono almeno due condizioni da rispettare: primarie per la leadership e no a governi di inciucio, in cui i voti del sedicente centrodestra servono a tenere in piedi un governo di centrosinistra.
Se Berlusconi avesse mantenuto la decisione lungimirante di passare il testimone ad un’altra generazione, se il PdL avesse celebrato le famigerate primarie, se Alfano avesse tenuto il punto, allora saremmo di fronte ad un’altra storia.
Non c’è bisogno né di una vecchia né di una nuova An, perché l'Alleanza Nazionale del futuro esiste già: Fratelli d'Italia.
Saremo il Partito della Nazione, non degli italiani come individui, ma degli italiani come Popolo, nella sua dimensione solidale e comunitaria. Quello che vogliamo noi è un movimento aperto, meritocratico e partecipato, e già qui, oggi, lanciamo la celebrazione del primo congresso nazionale celebrato con il metodo delle primarie nella storia del centrodestra per il 26 di gennaio prossimo, anniversario proprio del giorno in cui nacque Alleanza Nazionale. Saranno primarie a tutti i livelli, consenso e merito l’unica regola.
Noi vogliamo costruire il primo partito della Terza Repubblica: in un tempo in cui tutti sembrano voler rifare qualcosa di passato, a noi piacerebbe costruire qualcosa di nuovo.
Qualcosa di Destra.
Mai alleati con la sinistra.
Mai più disposti a sostenere governi tecnici.
Fuori dal Partito Popolare Europeo guidato dalle consorterie di banchieri e massoni.
Pronti a difendere con ogni mezzo la famiglia naturale, continuamente attaccata dagli eterofobi.
Non possiamo più permetterci il lusso di essere moderati nel difendere l'identità del nostro popolo e della nostra terra.
Con energia, coraggio, determinazione, passione civica e senza paura ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo per costruire con le idee e non con i personalismi un movimento politico che abbia come simbolo, come riferimento e come fine gli italiani."

Michele De Bellis

venerdì 22 novembre 2013

Nogara- Mare: c'è poco da stare allegri. Feltrin (RC) "Ai cementieri i soldi, ai polesani inquinamento e pedaggi"

Cosa ci sia da gioire per l'ennesima grande opera inutile non è dato sapere. Eppure oggi dai giornali leggiamo che i rappresentanti di tutte le amministrazioni comunali interessate e dell'amministrazione provinciale esprimono grande soddisfazione per l'aggiudicazione dei lavori della Nogara-Curicchi. Forse ancora credono alla favola delle "strade che portano sviluppo". Quelle favole che le grandi compagnie raccontavano agli indiani quando dovevano costruire le ferrovie, prima che si estinguessero nelle riserve. Quelle favole che raccontavano anche a noi, anni fa, prima che la nostra pianura si trasformasse in un deserto di cemento e asfalto e i nostri giovani scappassero all'estero per trovare lavoro. Ancora non si è capito che proprio la favola del cemento=sviluppo ci ha portato alla crisi economica, sociale e ambientale che stiamo tutti vivendo? Dalla crisi si esce solo cambiando rotta e investendo su riconversione ecologica dell'economia e redistribuzione dei redditi. Punto.
Invece la Nogara-Mare è l'ennesima regalia ai grandi privati, soliti noti, per far soldi con un altro pezzo di territorio privatizzato. Non ci hanno insegnato niente le inchieste della magistratura sulla mega-corruzione intorno alle grandi-opere? Non ci hanno insegnato niente i rifiuti tossici nei cantieri della Valdastico-Sud? Non ci hanno insegnato niente le inondazioni causate dalle cementificazioni, la desertificazione delle campagne, le morti e malattie per inquinamento?
La Nogara-Curicchi ai polesani porterà solo la perdita di altro territorio agricolo, l'aumento dell'inquinamento dell'aria, il pedaggio salato su un'arteria ora pubblica e, verosimilmente, altre schifezze seppellite sotto il nastro di asfalto.
Il futuro del trasporto merci (ce lo chiede l'Europa!) è su acqua e rotaia. Il Polesine potrebbe diventare centro focale di questo nuovo sviluppo adeguando l'idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco, collegamento strategico Mare Adriatico - Lombardia, e collegando con una ferrovia Adria a Ravenna.
E invece facciamo costruire ai privati la Nogara-Curicchi e la Romea-Commerciale. I 50 milioni di euro (che sicuramente diventeranno di più) con cui la Regione contribuisce alla Nogara-Curicchi avrebbero senz'altro potuto essere investiti meglio e si sarebbero potuti utilizzare per rilanciare l'economia locale, invece che regalarli ai "Ligresti" della situazione.
Capisco che la nostra classe politica sia particolarmente anziana, oltre che amica dei cementieri, ma se penso che si sta programmando il futuro con la logica degli anni '60, davvero mi pare ci sia poco da stare allegri!

Lorenzo Feltrin
Segretario provinciale di Rifondazione Comunista

giovedì 21 novembre 2013

Nasce in Polesine il Comitato “per l’Art. 32 – sanità e sociale” per garantire quanto previsto dall’art. 32 della Costituzione

Il comitato nasce dall’idea di persone che da anni si occupano attivamente di sanità e sociale con lo scopo di garantire quanto previsto dall’art. 32 della Costituzione nel nostro territorio. Il comitato vuole essere un modo per fare partecipazione trasversale e apartitica su temi vitali quali la sanità e il sociale.
L’articolo 32 della Costituzione prevede che la Repubblica tuteli la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Con gli ultimi documenti di programmazione finanziaria, DPEF del governo Berlusconi prima, Monti poi per arrivare all’ultimo documento economico finanziario che sta per essere approvato, nel silenzio generale di tutti, dal governo Letta viene fortemente minato proprio l’articolo 32 della Costituzione. Il diritto sancito da questo articolo costituzionale viene ulteriormente eroso e si profila sempre più la minaccia di una sua totale soppressione di fatto. Le scelte politiche dei Governi che si sono succeduti in questi ultimi anni, hanno prodotto e pianificato tagli consistenti e progressivi del finanziamento alla sanità pubblica  e allo stato sociale.(oltre 30 miliardi di euro entro il 2015 !)
Lo stato in questo modo,intende fare cassa facendo pagare la crisi alle categorie ritenute più fragili; emblematico il caso dei malati di Sla costretti al presidio di Montecitorio ,in sciopero della fame, per ottenere il parziale ripristino del fondo nazionale per la non autosufficienza. 
In particolare, nella nota del documento economico finanziario di Letta è previsto un DEFINANZIAMENTO della spesa sanitaria, RESTRIZIONE DELL’UNIVERSALISMO del sistema pubblico, cioè l’adozione di criteri selettivi e la sostituzione del concetto di CITTADINO AVENTE DIRITTO con CITTADINO PIU’ BISOGNOSO. In questo modo le garanzie verranno ridefinite.
I concetti sono così espressi:
1.Assistenza finalizzata a chi ne ha effettivamente bisogno
2.Ridisegnamento dei livelli essenziali di assistenza LEA a chi ne haeffettivamente bisogno
3.Si rivedono le cure essenziali e si sostituiscono con quelle INDISPENSABILI
Si va verso concetti quali NON SI PUO’ DARE TUTTO A TUTTI, SI DEVONO SELEZIONARE LE TUTELE, LE TUTELE SI SELEZIONANO CON LE PRIORITA’ piuttosto che il sistema sanitario non è più sostenibile, è uno dei più costosi a livello europeo, ecc ecc.
In realtà non è così. I dati ISTAT parlano chiaro: l’Italia non è uno dei paesi in cui si spende di più, a livello europeo la spesa dedicata alla sanità in Italia è di lunga inferiore a quella di tanti altri paesi (Francia, Germania, Regno Unito) e il Veneto non è una delle Regioni più costose a livello procapite.
Il sistema pubblico spende il 24% in meno degli altri paesi europei (la media europea è del 15%).
Buona parte della spesa pubblica si è spostata sul cittadino al punto che un quarto della spesa totale è a carico delle famiglie.
La spesa privata cresce ancor meno di quella pubblica cioè la gente rinuncia a curarsi.
Queste scelte economiche non guardano assolutamente all’INGIUSTIZIA SOCIALE CHE STANNO CREANDO.
Ai tagli economici si aggiungono scelte fatte negli ultimi anni: tagli lineari togliendo possibilità di scelte a livello regionale (impoverendo di fatto la sanità di tutte le regioni), il blocco dei contratti della sanità per delegittimare il sistema, l’applicazione dei costi standard, sono politiche negative che servono al governo non ai cittadini.
Le politiche nazionali si riflettono a cascata su quelle regionali. La Regione Veneto dopo quasi 15 anni ha adottato il piano sanitario regionale, un documento di programmazione pluriennale. Quando la Regione ha pubblicato le prime bozze del PSR ci siamo allarmati molto. Il nostro pensiero è stato: un tema come la salute non può essere affrontato senza il coinvolgimento del territorio. Infatti leggendo i primi testi pubblicati del PSR era evidente che del territorio non si era tenuto conto. Noi siamo un territorio particolare, molto esteso e con una densità abitativa molto bassa, con una popolazione anziana che incide percentualmente in maniera pesante e, oltretutto, servizi pubblici anche solo a livello di trasporto scarsi nonché una viabilità che non agevola. Il PSR è stato improntato su criteri tecnici e non ha tenuto conto di queste cose oltre a non aver tenuto conto che erano stati investiti tanti dei nostri soldi per costruire un ospedale nuovo e funzionale come quello di Trecenta e sono stati fatti investimenti in tecnologie (medicina nucleare, radioterapia, ecc) e proprio con questa programmazione, se l’avessimo lasciata così come prevista, avremmo perso tutto. Non avremmo mantenuto Rovigo come ospedale di riferimento e Adria e Trecenta sarebbero stati declassati.
Non si possono considerare separatamente tutte le scelte che di riflesso riguardano il sociale. Negli ultimi 5 anni, il fondo nazionale per le politiche sociali è sceso da 923,3 milioni di euro a 69,95 milioni,mentre il fondo per la non autosufficienza, recentemente ripristinato dopo due anni di sospensione non è sufficiente e non basterà per affrontare la questione dell'assistenza socio-sanitaria che si presenta sempre più come una grave forma di con-causa rispetto alla gravissima crisi sociale in corso e che di certo non finirà a breve.
La spesa storica del nostro stato per queste politiche è pari al 1,13% del Pil , ben al di sotto della media degli altri stati appartenenti alla comunità europea che è pari al 4% del Pil, questo accadeva anche durante i peridi floridi per le casse dello stato ben prima della crisi economica.
L'intento di rimettere in discussione l'universalità del diritto alle cure e all'assistenza viene confermata attraverso la logica falsata della compartecipazione proporzionata al reddito. Verranno infatti introdotte forme sistematiche di compartecipazione alla spesa da parte di utenti e familiari , come il nuovo sistema dell'ISEE che imporrà costi elevati per l'accesso al sistema pubblico delle prestazioni sociali agevolate.
La Regione Veneto nel frattempo inizia il processo della trasformazione dei servizi  rivolti alle persone disabili e non autosufficienti .
Con l'approvazione della delibera di Giunta 1338/2013 che riguarda in primo luogo i servizi domiciliari, ma tutto il sistema dell'assistenza ai disabili e ai non autosufficienti è in"pericolo", come del resto sta accadendo alle persone con malattie mentali, che dovranno pagarsi con i propri redditi il mantenimento nelle apposite strutture acreditate , specie coloro che provengono dagli ex manicomi.
Dal primo gennaio 2014 non saranno più garantiti i servizi agli aventi diritto, che saranno classificati in una graduatoria come lista d'attesa e i fondi destinati allo scopo verranno trasferiti nel bilancio  della sanità , lo stesso fondo che è e sarà oggetto ai tagli per causa del mancato trasferimento delle risorse da parte dello stato!
Con la riforma regionale, dal primo Gennaio 2014 entrerà in vigore L’Impegnativa di Cura Domiciliare che viene suddivisa in 5 fasce, con nuove regole.
L’ICDa riguarda le persone, gravissime con alto bisogno assistenziale, anche di 24 ore al giorno (mediamente 800 euro mensili). L’Assegno di cura viene suddiviso tra ICDb, basso bisogno assistenziale (120 euro mensile) e ICDm, bisogno assistenziale medio (400 euro mensili). L’ICDp riguarda la disabilità intellettiva, l’ICDF la disabilità fisico motoria (550 euro la media mensile). Per entrambe le ICD si prevede già nel 2013 una riduzione dei finanziamenti.
La legge 328 del 2000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", rimane pressochè inapplicata, nella parte che impone forme di integrazione economiche  da parte delle regioni e dei comuni , in questo modo le persone anziane non autosufficienti costrette al ricovero nelle RSA a causa della propia  condizione ,devono sborsare costi di rette insostenibili messe a carico delle famiglie, nonostante la normativa vigente non lo preveda affatto.
Anche nel nostro territorio è partita la corsa verso il lbero mercato da parte delle strutture pubbliche accreditate alle cure e all'assistenza delle persone non autosufficienti.
La Giunta regionale sotto-finanzia il numero delle impegnative di residenzialità (quota sanitaria dpcm 27 feb 2001 tabelle allegate) creando i presupposti per una "libera concorrenza " in un mercato dove il prodotto sono persone non autosufficienti costrette spesso a spendere ciò che hanno messo da parte dopo una vita di sacrifici .
Alla luce di queste premesse e dello scenario che si sta delineando, il comitato si prefigge il compito di richiamare le istituzioni ai propri doveri nel ripristinarne le garanzie nella loro interezza coinvolgendo i cittadini polesani in questo suo impegno anche e soprattutto dopo l'approvazione delle schede ospedaliere, ulteriore passaggio dell'attuazione del Piano Socio Sanitario regionale che impoverisce il servizio pubblico veneto ed in particolar modo in Polesine e anche e soprattutto in prospettiva dei tagli previsti nei servizi per le persone disabili e non autosufficienti.

Obiettivi e richieste del comitato:
1. coinvolgere l'opinione pubblica attraverso forme di partecipazione attiva, promuovendo incontri pubblici qualificati che siano di stimolo per costringere la politica a invertire la tendenza, nel pieno rispetto dei contenuti della Costituzione (essere curati ovunque, allo stesso modo, gratuitamente).

2.costituzione di un tavolo tecnico permanente a livello provinciale per sanità e sociale (costituito da  conferenza dei sindaci Ulss 18 e 19, organizzazioni sindacali, comitati, organizzazioni di malati) che metta in relazione realtà territoriale e politica, altrimenti il territorio non viene ascoltato e le peculiarità proprie del nostro territorio non vengono considerate

3.che le schede ospedaliere previste in applicazione del piano sanitario regionale siano attuate solo se verranno previste le schede territoriali altrimenti si corre il rischio che ai servizi tagliati per l’ospedale non corrisponderà alcun servizio sul territorio

4che il taglio dei posti letto previsto per il Polesine sia almeno in linea con quello previsto per le altre provincie. Attualmente con le schede sin qui approvate il tasso di ospedalizzazione previsto per la nostra provincia è uno dei più bassi se non il più basso del veneto. Creare un documento da proporre ai consiglieri regionali come contro proposta alle schede approvate.

5.che vengano rivisti i tagli previsti per l’Ospedale di Rovigo e che venga previsto un finanziamento a funzione per le alte specialità presenti nell’Ospedale (emodinamica angioplastica, medicina nucleare, radioterapia, neurochirurgia) in modo che siano adeguatamente finanziate rispetto alla peculiarità territoriale e che siano messi in atto tutti i provvedimenti per farlo diventare ospedale di riferimento provinciale, che per chirurgia vascolare venga mantenutà l’apicalità.

6. Ospedale di Trecenta: implementazione e sviluppo della riabilitazione come area di valenza sovra provinciale; che vengano previsti interventi specifici per il mantenimento di un ospedale per cui sono stati fatti enormi investimenti pubblici e che si trova in una zona strategica per il territorio e per le caratteristiche di anzianità della popolazione;

7.Ospedale di Adria: mantenimento dell’ospedale come ospedale per acuti con i servizi offerti e garanzia di integrazione con Porto Viro senza sovrapposizione o doppioni di prestazioni erogate; investimento sul territorio per la creazione di posti letto intermedi (ad esempio a Porto Tolle);
8. Coordinamento con gli altri comitati e con altre associazioni per far fronte comune per una sanità equa che garantisca l’universalità di accesso.

9.Proporre mozioni e/o ordinanze per l’applicazione della normativa vigente sul  tema della residenzialità e domicliarietà

In tutto questo è chiaro che tendiamo la mano chiunque abbia a cuore la sanità e si muova o si sia giià mosso per  il bene del Polesine e dei suoi cittadini perché siamo convinti che non sia più tempo di vuoti campanilismi che portano sempre a risultati asfittici.
La tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, come recita l’articolo 32 della Costituzione, deve essere il faro comune e il comune obbiettivo.

Comitato “per l’Art. 32 –  sanità e sociale” Polesine

giovedì 24 ottobre 2013

Ottobre Rodigino con le “FIAMME DEL POLESINE”

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Quest’anno il motoclub Fiamme del Polesine ha presieduto alla fiera dell’Ottobre Rodigino, con un ricco stand, regali per i bambini e moto per far salire gli appassionati.

Grande afflusso allo stand è stato dato da tutti i cittadini, dove tra una chiacchera e l’altra il motoclub ha raggiunto le 130 iscrizioni, e finito uno scatolone di regali ai bambini che si sono presentati allo stand.

Emozionate le signore quando hanno saputo delle donazioni che il motoclub continua a fare alle pediatrie locali, mentre, gli uomini vedendo l’elenco delle uscite 2013, con ben 43 uscite e quasi 10.000 km percorsi, volevano avere tutti i dettagli possibili per poter partecipare.

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Questo sabato, il motoclub Fiamme del Polesine sarà presso l’aula consiliare del Comune di Ceregnano per l’assemblea annuale dei soci.

Saranno trattati i seguenti argomenti:

Calendario uscite 2014;

donazioni pediatrie;

 

iscrizioni 2014.